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	<title>BlogMagazine &#187; Dal Magazine</title>
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	<description>Il Primo Magazine Sfogliabile scritto da Blogger</description>
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		<title>La Nanotecnologia entra nelle scuole</title>
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		<comments>http://www.blogmagazine.net/la-nanotecnologia-entra-nelle-scuole/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 11:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Ficara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai le nanotecnologie sono in mezzo a noi, e tra qualche anno ci sarà un esplosione innovativa che cambierà radicalmente la nostra esistenza.

Dietro questa rivoluzione tecnologica c’è il sacrificio e l’abnegazione di numerosi professionisti che nei laboratori di ricerca, nelle università, nelle industrie ed ora anche nelle scuole si prodigano nel raggiungimento di obiettivi sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai le <strong>nanotecnologie </strong>sono in mezzo a noi, e tra qualche anno ci sarà un esplosione innovativa che cambierà radicalmente la nostra esistenza.</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2010/04/nano.jpg" alt="" /></p>
<p>Dietro questa <strong>rivoluzione tecnologica</strong> c’è il sacrificio e l’abnegazione di numerosi professionisti che nei laboratori di ricerca, nelle università, nelle industrie ed ora anche nelle scuole si prodigano nel raggiungimento di obiettivi sempre più ambiziosi.</p>
<p>Le nanoscienze rappresentano l’emblema dell’<strong>interdisciplinarità</strong>, coinvolgendo competenze spesso diverse, che devono condividere l’obiettivo dell’innovazione tecnologica.<span id="more-786"></span></p>
<p>Questa interdisciplinarità è un fattore fondamentale nella didattica della nuova scuola dell’autonomia, rappresentando, di fatto, una delle azioni di ricerca nell’impostazione di nuovi e più aggiornati curricula.</p>
<p>Tra i nuovi curricula cominciano a svilupparsi quelli sulle nanotecnologie con iniziative rivolte agli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori che per profitto nello studio o per interesse personale verso l’innovazione tecnologica abbiano dimostrato particolari attitudini verso le materie scientifiche nei licei e verso le discipline professionalizzanti negli istituti tecnici industriali.</p>
<p>I principali progetti di integrazione tra la scuola superiore di secondo grado ed il mondo della ricerca nel settore delle nanotecnologie sono: il progetto “ Le nanotecnologie” nato dalla collaborazione della rete scolastica ”Nanotech- Duesicilie” con il NNL (National Nanotecnology Laboratory) di Lecce, il progetto “ Nanotech@school “ ideato e realizzato da Veneto Nanotech, il progetto “ Nanotech for students “ realizzato dal dipartimento di scienze dei materiali dell’Università degli studi di Milano-Bicocca con la collaborazione del NEMAS (NanoEngineered Materials and Surface Center) e del CIMaINA (Centro Interdisciplinare Materiali e Interfacce Nanostrutturati).</p>
<p>Vediamo di analizzare, per quanto possibile, le peculiarità di queste esperienze che evidenziano nuovi approcci metodologici per riuscire ad avvicinare l’innovazione nanotech ai programmi ministeriali ed ai contenuti dell’editoria scolastica non sempre al passo con i tempi.</p>
<p>La rete scolastica Nanotech- Duesicilie coordinata da chi scrive raggiunge un accordo di collaborazione didattica con NNL rappresentato dal suo direttore il Prof Roberto Cingolani nel febbraio del 2005, organizzando 5 seminari tematici sulle nanotecnologie riguardanti: nanoelettronica, oled, manipolazione e caratterizzazione di materiali nanostrutturati, mems, lab-on-chip.</p>
<p>Il progetto è destinato a studenti del IV e V anno selezionati tramite problemi di matematizzazione (problemi di non facile soluzione che presuppongono la conoscenza delle sole quattro operazioni aritmetiche) che più d’ogni altro permettono di riconoscere il talento scientifico sia verso il problem solving tecnologico sia verso le capacità di interdisciplinarità.</p>
<p>La rete Nanotech-Duesicilie affronta tematiche concernenti la divulgazione delle nanotecnologie attraverso l’elaborazione di brevi saggi destinati alle scuole, l’organizzazione di incontri tecnici con aziende del settore, il coordinamento di corsi post qualifica e post diploma quale ad esempio quello dal titolo “ Elaborazione di modelli didattici per nanotech”.</p>
<p>L’idea progettuale Nanotech@school nasce dalla collaborazione di Veneto Nanotech con il CIVEN (Coordinamento Interuniversitario Veneto per le Nanotecnologie) per mettere in evidenza la mission per le attività education che Veneto Nanotech ha cominciato ad organizzare dal 2004.</p>
<p>Questa iniziativa di formazione non accademica ha coinvolto una rete scolastica denominata ENIS ed in particolar modo le sue associate del Veneto.</p>
<p>L’obiettivo principale di Nanotech@school è quello di facilitare l’introduzione dell’insegnamento delle nanotecnologie nelle scuole secondarie superiori, fornendo agli insegnanti di materie tecnico scientifiche competenze e conoscenze nanotech da inserire all’interno dei vari insegnamenti.</p>
<p>Questa esperienza è stata affiancata dal “Nanoweek” ovvero la settimana delle nanotecnologie, dove gli studenti hanno potuto apprendere su: nanomateriali per l’imaging e le medicine rigenerative, le nanotecnologie per il settore agroalimentaree il packaging, le nanotecnologie per l’edilizia, le nanotecnologie per i settori del riscaldamento e del condizionamento.</p>
<p>Il terzo progetto “Nanotech for students&#8221; si inserisce per continuità dal progetto “Micro e nano nuove sfide tecnologiche&#8221;, avvicinando i docenti di scuola e i loro studenti alla ricerca scientifica.</p>
<p>La selezione, al contrario di quella di Nanotech-Duesicilie, prevede lo svolgimento di un test scritto a risposta chiusa per valutare le conoscenze di base nelle discipline di fisica, chimica, biologia ed inglese.</p>
<p>La tempistica del progetto prevede le seguenti fasi: il test di selezione, la preparazione sperimentale del materiale nanostrutturato, l’introduzione alle attrezzature sperimentali, la caratterizzazione del materiale, la preparazione in classe della visita aziendale, la visita aziendale, la rielaborazione dell’esperienza (azione riflessiva), la presentazione dell’esperienza (azione sul percepito).</p>
<p>Altre progettazioni per l’introduzione delle nanotecnologie nelle scuole si riferiscono alla SPAIS 2006 (Scuola Permanente per l’Aggiornamento degli Insegnanti di Scienze) dove sono stati svolti seminari su “Le nanotecnologie e i nanomateriali “.</p>
<p>Un’iniziativa sviluppata nell’ambito di un protocollo d’intesa tra l’ufficio scolastico regionale per la Sicilia e le associazioni disciplinari degli insegnanti quali: AIC (Associazione Insegnanti Chimici ), AIF ( Associazione Insegnanti per la Fisica), ANISN (Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali ), DDSCI (Divisione Didattica della Società Chimica Italiana).</p>
<p>Gli incontri della SPAIS 2006 si sono posti come obiettivo principale l’individuazione e l’approfondimento delle conoscenze di base della fisica, biologia e chimica per una migliore interpretazione dei contenuti fondamentali delle nanoscienze.</p>
<p>Nel 2008/09 un’altra iniziativa gestita dal progetto lauree scientifiche intitolata “Nanoscienze e nanotecnologie&#8221; è organizzata dal dipartimento di fisica dell’Università di Milano.</p>
<p>Particolare interessante di questo ultimo progetto è l’incontro di debriefing in cui gli insegnanti esplicano le loro percezioni riferite alla partecipazione al seminario tecnico sulle nanotecnologie.</p>
<p>Spesso con le azioni di debriefing si possono aprire nuove prospettive che richiedono di avviare un nuovo processo di comunicazione rendendo l’apprendimento dei fondamentali delle nanotecnologie ancora più accessibile.</p>
<p>L’auspicio è quello che tutte le esperienze didattiche descritte si possano confrontare ove determinare gli aspetti critici per migliorarli, le azioni corrette per evidenziarle come esempio da seguire in organizzazioni future.</p>
<p>Così come è stato fatto per la ricerca scientifica, anche per quella didattica è necessaria una mappatura degli eventi archiviando le esperienze compiute, i nomi delle persone coinvolte, le collaborazioni instaurate; questo per creare sinergie utili al miglioramento della azione-ricerca nel settore specifico e alla ricaduta didattica, fondamentale per definire i numeri di una ricerca scientifica sempre più innovativa e concreta.<br />
<strong>Dal Magazine di <a href="http://www.blogmagazine.net/gennaio_2010.php?pag=32">Gennaio 2010</a></strong></p>
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		<title>L&#8217;identità su Internet</title>
		<link>http://www.blogmagazine.net/lidentita-su-internet/</link>
		<comments>http://www.blogmagazine.net/lidentita-su-internet/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 19:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Iorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[2009]]></category>
		<category><![CDATA[Dal Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Identità]]></category>
		<category><![CDATA[Rete]]></category>
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		<description><![CDATA[Era da poco trascorsa la prima metà degli anni novanta. La gente cominciava ad affacciarsi su internet, barcamenandosi tra una linea dial-up e l’altra, accompagnati dal cacofonico suono del modem che brontolava il numero telefonico a ogni login, annotando magari su un quaderno il tempo trascorso online, per evitare sorprese in bolletta.

Era un mondo tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era da poco trascorsa la prima metà degli anni novanta. La gente cominciava ad affacciarsi su internet, barcamenandosi tra una linea dial-up e l’altra, accompagnati dal cacofonico suono del modem che brontolava il numero telefonico a ogni login, annotando magari su un quaderno il tempo trascorso online, per evitare sorprese in bolletta.</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2010/04/identita.jpg" alt="" /></p>
<p>Era un mondo tutto nuovo, da scoprire, ancora non consapevole di se stesso. I primi mezzi di comunicazione di massa online, superata una prima fase composta da email e newsgroup, erano principalmente due: i canali IRC e i primissimi Instant Messenger. Ci sentivamo tutti un po’ hacker, novelli Neo (e pensare che Matrix sarebbe uscito solo qualche anno dopo!), tizi a metà strada tra i <a href="http://swordfish.files.wordpress.com/2006/03/lone_gunmen.jpg">Lone Gunman</a> di X-files e Matthew Broderick in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wargames_-_Giochi_di_guerra">War Games</a>, in realtà tutti un po’ spaventati da questa nuova forma di comunicazione senza controllo.<span id="more-780"></span></p>
<p>In questa prima fase, che noi usassimo ICQ o MSN (liste di contatti ristrettissime ovviamente… ricordo che l&#8217;indirizzo msn si dava solo a persone fidatissime!) o mIRC, l’imperativo era uno soltanto: nascondere la propria identità. Ed ecco che nascevano i nickname, i soprannomi, gli alias che ci avrebbero identificati online. Di giorno potevamo essere un Paolo Rossi qualunque, di notte, passata l’ora dello <em>“scatto alla risposta”,</em> assumevamo la nostra identità segreta online. Alcuni di noi erano dei veri e propri miti sui chan di discussione su IRC (ricordo diatribe infinite per avere la moderazione di un dato chan, status per pochi vip), si trattava di un’era totalmente romantica.</p>
<p>Ci si poteva fingere chiunque. Poco importava che dall’altro lato della chat ci fosse un camionista di cinquant’anni… Lola25 per noi era la bellissima ragazza che si era descritta come tale. Ci credevamo perché volevamo così, perché eravamo protagonisti di un enorme gioco di ruolo di massa, senza regole scritte, ma rispettate da tutti. Era un po’ come essere dei supereroi, o forse è meglio dire antieroi.</p>
<p>Si smettevano i nostri panni di studenti, lavoratori, quant&#8217;altro e si indossava la nostra maschera sotto forma di nick. Ogni nick poi aveva la sua storia, e si trovava spesso sui Forum di discussione un thread dedicato esclusivamente al significato e alla storia di ogni nickname. L’unicità era fondamentale, e andava di pari passo con il totale anonimato.</p>
<p>L’avvento di C6 portò l’instant messaging e la comunicazione sociale su internet alle masse. Chattare non era più una roba da soli nerd, ma cominciava a diventare il modo per conoscere gente, per comunicare, per flirtare. Internet cominciò ad essere l’estensione naturale della Smemoranda dell’adolescente di turno. Inutile dire che la prima generazione, più nerd, non vedeva molto di buon occhio questa innovazione. Tutto questo spostò lentamente il concetto di comunicazione attraverso internet verso qualcosa che fosse più massificato, qualcosa che fosse utilizzabile da tutti. La lista dei contatti di Msn cominciava ad allungarsi, ICQ passava di moda, i Forum spopolavano.</p>
<p>Erano i primi anni ’00. Nasceva un nuovo fenomeno sociale di massa, quello dei Blog. Weblog, siti precostituiti in cui ognuno poteva scrivere i propri pensieri, anche con una conoscenza minima del codice html. I blog di allora erano totalmente diversi da oggi: era un fiorire di diari personali, di sfoghi, di considerazioni. Era cominciata l’era dell’esibizionismo su internet.</p>
<p>Era un periodo in cui nascevano delle vere e proprie Blogstar, personaggi della blogosfera che erano preceduti dalla loro popolarità, alcuni giunti persino a scrivere dei libri. Nascondersi stava diventando ormai fuori moda, i nick stavano cominciando a sparire a favore di persone vere, che avevano delle facce vere, magari delle foto personali, e non più avatar che li rappresentassero. Gli elfi e i cantanti rock lasciavano spazio alle facce della gente comune, il supereroe toglieva la sua maschera e si svelava per quello che era in realtà. Il “romanticismo” era finito.</p>
<p>Ci si avvicina così al giorno d’oggi, l’epoca dell’esplosione del social network. Da noi in Italia il primo boom l’ha avuto Badoo, ricettacolo dei peggiori elementi alla ricerca di una conquista facile, sintesi internettiana della discoteca nella vita reale. Snobbato dalla classe nerd, è stato il primo Social network a far parlare di sé dalle nostre parti. Nel frattempo la lista dei contatti msn è diventata spropositata, ci sono contatti che nemmeno conosciamo più, e riguardare quello screenshot di dodici anni fa, con quattro – QUATTRO – contatti totali fa quasi scendere una lacrima di commozione.</p>
<p>Il nickname perde tutto il suo valore, gli account di Gmail e di Google in generale premono per una totale “esibizione” della propria identità, fino all’arrivo di Facebook, che come uno tsunami inarrestabile spazza via tutti gli ultimi dieci anni di antieroismo virtuale. E’ finita l’era del “segreto”. Siamo entrati nell’era del Grande Fratello.</p>
<p>Ma non un Grande Fratello Orwelliano, imposto dall’alto, gioco a cui siamo costretti. Piuttosto un Grande Fratello in salsa Endemol, dove noi tutti, nostro malgrado, ci siamo iscritti volontariamente e volontariamente facciamo a gara a scrivere di tutti i nostri più intimi fattacci.</p>
<p>Pensateci, fate un salto su facebook e guardate un po’ quante informazioni dei vostri amici avete sott’occhio: potete sapere dov’era una data sera, con chi era, se è fidanzato o meno, se legge e cosa, che film ha visto al cinema, qual è il suo gruppo preferito. Tutto esibito, fotografato, taggato e impacchettato volontariamente. Un immenso supermercato di informazioni che costano un semplicissimo “Richiedi amicizia”, e null’altro. Internet non spaventa più come un tempo, e se nella vita reale proprio non siamo riusciti a guadagnarci il nostro quarto d’ora di celebrità tanto agognato, cerchiamo nel fluire della vita telematica uno scampolo di notorietà di cui tanto abbiamo bisogno.</p>
<p>A pensarci bene, che lo facessimo –nei primi tempi- nascondendoci dietro un nick e fingendoci altri da noi, o lo facciamo oggi mostrando tutte le volte che andiamo in bagno, rimane ancora un fattore in comune: la continua e costante fuga dalla vita reale.</p>
<p><strong>Dal Magazine di <a href="http://www.blogmagazine.net/novembre_2009.php?pag=42">Novembre 2009</a></strong></p>
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		<title>Il Virtuale sopra al Reale</title>
		<link>http://www.blogmagazine.net/il-virtuale-sopra-al-reale/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 13:11:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Mares</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[Dal Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà]]></category>
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		<description><![CDATA[Si chiama Augmented Mix Reality, o semplicemente AR, ma in Italia è uso chiamarla Realtà Aumentata, anche se secondo me ne toglie un po’ di donabbondiesco rigore tecnico.

La Realtà Aumentata rappresenta tutti quei sistemi tecnologici in grado di sovrapporre informazioni aggiuntive ad una realtà. Il termine è stato coniato dal prof. Tom Caudell, dopo l’implementazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama <strong>Augmented Mix Reality</strong>, o semplicemente AR, ma in Italia è uso chiamarla <strong>Realtà Aumentata</strong>, anche se secondo me ne toglie un po’ di <em>donabbondiesco</em> rigore tecnico.</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2010/03/virtuale1.jpg" alt="" /></p>
<p>La Realtà Aumentata rappresenta tutti quei sistemi tecnologici in grado di <em>sovrapporre</em> informazioni aggiuntive ad una realtà. Il termine è stato coniato dal prof. <a href="http://www.ece.unm.edu/morenews/profile_caudell.html">Tom Caudell</a>, dopo l’implementazione per la ditta Boeing del primo sistema AR: consisteva in un visore che trasmetteva al casco dei tecnici informazioni necessarie per la manutenzione degli aerei.<span id="more-759"></span></p>
<p>Il percorso della AR partì dalla <strong>realtà virtuale</strong>, ovvero da quei sistemi che permettono di creare delle <em>rappresentazioni della realtà</em> in forma digitale. Nel 1962 Morton Heilig creò il primo simulatore di un motociclo chiamato <strong>Sensorama</strong>, con lo scopo di coinvolgere i vari sensi umani: rumore, vibrazioni, movimento.</p>
<p>Si passa al 1989 quando Jaron Lanier definì la frase Realtà Virtuale per indicare il suo nuovo applicativo commerciale che rappresentava un mondo virtuale. La storia della VR porta poi fino ai giorni nostri, con qualsiasi tipo di rappresentazione, dai videogiochi con un 3D sempre più reale fino al mondo parallelo di Second Life <em>(si vede l’articolo di <a href="../aprile_2009.php">BM Aprile 2009</a>)</em>.</p>
<p>Nel 1992 Tom Caudell e Boeing posarono la prima pietra miliare della AR, tecnologia super sfruttata nel mondo militare, per arrivare ai giorni nostri dove lentamente si sta trasformando in evoluto strumento commerciale e futuristico <em>helper</em> turistico.</p>
<h2><span style="color: #888888;">Layer = Sovrapposizione</span></h2>
<p>Per chi mastica grafica, la parola <em>layer</em> è di uso comune e rappresenta un nuovo livello grafico indipendente dagli altri. L’insieme dei layer sovrapposti, con caratteristiche diverse di sovrapposizione e trasparenza, creano l’immagine finale.</p>
<p>Nel mondo AR il layer rappresenta l’insieme <strong>delle informazioni che si sovrappongono alla realtà</strong>. Immaginatevi di essere un turista in una storica città sconosciuta. I vostri occhiali potrebbero diventare la guida del futuro: collegati ad un sistema GPS, a una bussola e a un server ricco di informazioni, ecco come: il GPS riconosce esattamente la vostra posizione, la bussola sull’occhiale riconosce dove state guardando e l’inclinazione sui tre assi d’orientamento <em>(x, y, z)</em>, infine il server recupera le informazioni sulle strade che state guardando, gli edifici e i monumenti. In tempo reale tutto ciò che state guardando verrà arricchito da informazioni contestuali. Fantastico no? Pensate che la realtà non è così distante, anzi!</p>
<p>Tanto per giocare con la fantasia, vi ricordate il mostro alieno protagonista di Predator? Anche lui aveva un visore AR che gli trasmetteva informazioni sui nemici. E Dragon Ball? Quando i Sayan arrivarono sulla terra, sfruttavano un visore monoculare per capire il livello di energia degli avversari.</p>
<h2><span style="color: #888888;">Applicazione della Realtà Aumentata</span></h2>
<p>Finora vi ho rappresentato la Realtà Aumentata come un livello intermedio <em>(layering visivo)</em>, aggiungendo informazioni importanti a quello che vedete. Oggi l’applicazione del AR è molto più ampia e potrebbe diventare il nuovo controller che tutti i giorni usate per giocare con il PC.</p>
<h2><span style="color: #888888;">Layering visivo</span></h2>
<p>Vediamo insieme quali sono le principali applicazioni di layering visivo già utilizzate. L’esempio della Boeing testimonia l’utilizzo del AR come supporto al lavoro: lavori di alta precisione, in cui è necessario verificare numerosi parametri per ogni singolo oggetto, l’AR diventa strumento indispensabile.</p>
<p>Come citato prima nel mio esempio futuristico, l’AR è protagonista nel campo della navigazione e del turismo <em>(sightseeing)</em>: nel traffico un visore, magari sul cristallo dell’auto, può integrare la visione, con informazioni sul traffico o con le informazioni del GPS. In mare le condizioni meteorologiche o del fondo possono essere sempre disponibili senza dover controllare altri sistemi.</p>
<p>Infine la stessa comunicazione tra team in luoghi diversi, può trasformarsi da una videoconferenza, in qualcosa di più interattivo: immaginatevi la creazione di un oggetto di design, con l’oggetto virtualizzato che viene <em>toccato con mano</em> dagli architetti distribuiti nelle varie sedi nel territorio.</p>
<p><em>Curiosità</em>: guardatevi questo documento della NASA marchiato 1991 “<a href="http://science.ksc.nasa.gov/payload/projects/borg/areal.html">Augmented Reality Applications</a>”.</p>
<h2><span style="color: #888888;">Integrazione della realtà</span></h2>
<p>Nel campo pubblicitario l’avvento della AR è diventata l’ultima frontiera della tendenza: la possibilità di accompagnare i lettori dalla carta stampata, tramite la pubblicità, in un mondo virtuale per nuove esperienze col proprio prodotto.</p>
<p>Vorrei illustrarvi due esempi di questa applicazioni: Audi, col lancio della nuova A5 quattro porte e Ray Ban, con la virtualizzazione del proprio catalogo online.</p>
<h3><span style="color: #888888;">Audi A5</span></h3>
<p>La mia prima esperienza con AR è iniziato proprio da una pubblicità Audi, pubblicata su Wired: <a href="http://microsites.audi.it/minisiti/virtual/">Audi <em>Augmented</em> Design</a>. Solitamente le pubblicità con l’immagine da scannerizzare per ottenere un link non le ho mai guardate: mi sembra una cosa assurda usare un MMS per un link. Mentre nel caso Audi l’utilizzo della webcam e la possibilità di una nuova esperienza mi hanno incuriosito.</p>
<p>Entro nel sito Audi, autorizzo il Flash Player ad usare la mia webcam e metto la rivista con il logo Audi in inquadratura: in un attimo, sul mio monitor, è apparsa una splendida Audi A5 virtualizzata ed ero io che la stavo muovendo spostando la rivista: wow! Da provare.</p>
<h3><span style="color: #888888;">Ray Ban</span></h3>
<p>Questa volta Ray Ban ha fatto le cose in grande, tanto da doversi staccare dalla web application, decidendo di creare un vero programma per desktop. Questo infatti l’unico neo: armatevi di pazienza, scaricate il software <a href="http://www.ray-ban.com/usa/neverhide/events/virtualmirror">Virtual Mirror</a>, procedete all’installazione e a tutto ciò che l’applicativo scaricherà dal web.</p>
<p>Dopo qualche minuto – non siete più abituati alle attese vero? &#8211;  finalmente l’applicativo è pronto e vi prenderà per mano, per configurare la webcam e la vostra corretta inquadratura.</p>
<p>Quello che segue è una esperienza innovativa: il “cliente” è il protagonista assoluto, con l’opportunità di provare tutti i Ray Ban presenti nel <em>negozio ufficiale</em>, di specchiarsi con tutta calma sul proprio monitor e addirittura vedersi con due paia di occhiali allo stesso tempo, muovendosi e rimuovendosi. Vi pare poco?</p>
<h2><span style="color: #888888;">Controller</span></h2>
<p>Altra importante frontiera dell’AR, già comunque protagonista dell’integrazione con la realtà, è la possibilità di sfruttare tale tecnologia come controller. E sufficiente un PC dotato di una buona webcam ed online potete già trovare centinaia di applicativi che sfrutteranno il vostro corpo, o un oggetto, come controller.</p>
<p>Siete attaccati da mini ninja che vogliono punzecchiarvi il volto? Schiaffeggiateli e lanciateli lontano! L’evoluzione nata dal rivoluzionario sistema WII, basato su accelerometri <em>(italiani, by <a href="http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/04/storie/mr-accelerometro-un-uomo-al-silicio-.aspx">Bruno Murari</a>!!!)</em> oggi potrebbe raggiungere un ulteriore unità di misura: basta mouse, joypad o strani “telecomandi”, ma il vostro corpo, lo strumento che potete gestire e comandare con la massima naturalezza e sensibilità.</p>
<p>Il famoso sito <a href="http://www.bannerblog.com.au/news/2009/06/35_awesome_augmented_reality_examples.php">Banner Blog</a> recensisce ben <strong>35 diverse applicazioni basate sulla webcam</strong> e sui concetti della AR, con link e video dimostrativo: si va dai videogiochi come Assassins Creed 2, alla possibilità di fare ruotare il globo terrestre sul palmo della vostra mano, dalle demo di prodotti commerciali <em>(come RayBan)</em> alle simulazione di messaggistica.</p>
<p>Ormai la Realtà Allargata si sta divulgando sempre più, e vede come protagonisti grossi nome della <em>software evolution</em>. La stessa Microsoft è impegnata in prima linea con il progetto <a href="http://www.microsoft.com/uk/wave/hardware-projectnatal.aspx">Natal</a>, ovvero il futuro della XBOX: il payoff del progetto dice già tutto “no controller is necessary”.</p>
<p>E ancora un prodotto dedicato al mondo desktop è CamSpace, già recensito ottimamente dal blog <a href="http://www.mambro.it/camspace-usare-la-webcam-come-controller-per-giocare/">Mambro</a>, che permette un servizio da installare nel proprio PC in grado di notificare  le nuove applicazioni e i nuovi giochi disponibili online. Presente l’esempio dei Ninja? Qui potete provarlo in prima persona.</p>
<h2><span style="color: #888888;">Mobile application</span></h2>
<p>Se il mondo desktop vede come protagonista dello sviluppo il gruppo <a href="http://2009.max.adobe.com/MAXar/">Adobe</a>, che ha messo a disposizione librerie per la gestione dell’AR, integrando le proprie tecnologie AIR e Flex <em>(si legga lo howto di <a href="http://www.webtorbe.it/2009/10/come-creare-proprio-video-sulla-realta-aumentata-howto-semplice-in-italiano/">Web Torbe</a>)</em>, nel mondo mobile i protagonisti sono due: Google Android e l’immancabile iPhone.</p>
<p>Il celebre sito <a href="http://mashable.com/2009/08/19/augmented-reality-apps/">mashable.com</a> ci propone 6 demo di applicazioni mobile per portare l’AR nel palmo della vostra mano, ovunque voi siate <em>(digital divide e bollette permettendo!)</em>. Così con il vostro <em>superfonino</em> potrete cercare con la vostra telecamera chi <em>tweetta</em> vicino a voi, oppure la toilette più vicina o  la stazione della metropolitana. E ancora, per i turistici instancabili, arricchire le vostre gite con dettagliate <em>wiki</em> informazioni semplicemente inquadrando il panorama.</p>
<h2><span style="color: #888888;">Futuro dell’AR</span></h2>
<p>Il futuro dell’AR si sta già spostando verso il <em>non-device</em>, ovvero verso lo studio di nuovi tipi di media che non siano concretamente esistenti. Immaginatevi di lavorare sul vostro portatile e,  con un tasto, fare in modo che le icone escano nello spazio e possano essere spostate prendendole in mano. Oppure, in visione un po’ <em>startrekkiana</em>, videoconferenza in modalità ologrammatica, ovvero con la riproduzione tridimensionale degli interlocutori davanti a voi, e magari – non limitiamo la fantasia – coi quali possiamo interagire.</p>
<p>In queste poche righe l’intenzione non era quella di creare una <em>summa</em> sul mondo dell’AR, ma quella di donarvi un po’ di curioso prurito, e qualche base, nel caso in cui vogliate approfondire lo studio di questo fantastico mondo.</p>
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		<title>Credibilità e Autorità sul web</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 13:18:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Nardiello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Novembre]]></category>
		<category><![CDATA[Autorità]]></category>
		<category><![CDATA[Credibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>

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		<description><![CDATA[Troppo spesso in giro per il web si legge di pageviews, visitatori unici e tempo medio trascorso.
Ecco che integriamo Google Analytics nel nostro blog/sito, se va bene sistemiamo le keywords e i tags dei nostri contenuti in modo che piacciano a google e aspettiamo che la gloria venga da se, che il mondo si accorga [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Troppo spesso in giro per il web si legge di pageviews, visitatori unici e tempo medio trascorso.</p>
<p>Ecco che integriamo <strong>Google Analytics</strong> nel nostro blog/sito, se va bene sistemiamo le keywords e i tags dei nostri contenuti in modo che piacciano a google e aspettiamo che la gloria venga da se, che il mondo si accorga di noi.</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2010/02/credibilita.jpg" alt="" /></p>
<p>Un mese sarà più che sufficiente perchè ci si convinca del fatto che qualcosa non quadra.</p>
<p>Nonostante i nostri sforzi di produrre assiduamente e costantemente contenuti originali il grafico delle nostre statistiche sembrerà molto simile al battito cardiaco del moribondo, con qualche picco degno di nota nei giorni di maggiore attività e piattezza per il resto del tempo.<span id="more-753"></span></p>
<p>Ma allora, come è possibile che esistano Bloggers che sono in grado di macinare statistiche abnormi con numeri quasi impronunciabili postando magari pochi articoli a settimana?</p>
<p>Bene, ponendosi questa domanda facciamo il primo passo nella direzione che ci porterà a diventare dei professionisti del 2.0.</p>
<p>Si perchè finalmente ci renderemo conto che le statistiche sono solo degli indicatori di &#8220;un qualcosa d&#8217;altro&#8221;. <strong>Parliamo di un processo ibrido fatto di studio, competenze tecniche e, manco a dirlo, rapporti tra persone</strong>.</p>
<h2><span style="color: #888888;"><strong>AUTORITA&#8217; vs. FIDUCIA</strong></span></h2>
<p>E&#8217; essenziale capire le differenze che esistono tra questi due concetti.</p>
<p>Autorità è quello stato mentale cui veniamo educati sin da piccoli, ci sono i genitori e ci sono gli insegnanti. E&#8217; una dinamica che ci portiamo dietro per tutta la durata della nostra vita, ci fa scegliere gli esempi da seguire e ci mette in soggezione di fronte ad un camice bianco, ad una divisa o, più semplicemente, al nostro capo in ufficio.</p>
<p>Fiducia invece è quella che nutriamo verso colui che conosciamo, verso l&#8217;amico o il parente. Un rapporto decisamente più intimo che ci avvicina ad un altro individuo e fa si che le sue idee e pareri influenzino le nostre scelte.</p>
<h2><span style="color: #888888;"><strong>DALLA PARTE DEI BLOGGER</strong></span></h2>
<p>Esistono molti buoni motivi per cui è prioritario per un blogger lavorare sulla fiducia ed incrementare la propria autorità.</p>
<p><strong>EMERGERE</strong> e fare in modo che i propri contenuti o il proprio Brand si differenzino rispetto al &#8220;rumore&#8221; che governa i social networks. Far si che l&#8217;utente possa distinguere a colpo d&#8217;occhio il nostro materiale dedicando ad esso la propria attenzione. Non a caso, come dice il buon Robin Good, <strong>l&#8217;attenzione è il ROI della nuova Economia Sociale</strong>.</p>
<p><strong>MONETIZZARE</strong>, parola magica che fa sognare i tanti che aspirano a diventare ProBlogger. A lungo termine un solido network sociale fondato sulla fiducia e l&#8217;autorità  porta ad avere un seguito di persone disposte ad ascoltare quello che vogliamo dire e ad accogliere i prodotti e le risorse che proponiamo. Proprio questo rende più di ogni possibile campagna di marketing.</p>
<p><strong>AUTORITA’ E GOOGLE</strong>. Anche al motore di ricerca per eccellenza (almeno per ora) piace valutare la vostra autorità in rete. Diciamo che è proprio il suo lavoro indicizzare contenuti e posizionarli nelle SERP in funzione dell&#8217;autorità della fonte. Più piacete, più sarete un riferimento per gli altri e più avrete citazioni, proposte di collaborazione e una presenza capillare all&#8217;interno dei network sociali. E&#8217; inevitabile: si traduce in tanti link entranti e una montagna di traffico.</p>
<h2><span style="color: #888888;"><strong>ALLA BASE DI TUTTO: La Credibilità</strong></span></h2>
<p>Il Processo di crescita personale parte da qui. Non si può iniziare a parlare nè di Autorità nè di Fiducia se non riesci a trasmettere Credibilità.</p>
<p>Alla base della credibilità ci sono due fattori che assumono rilevanza: il primo di questi è <strong>l&#8217;esperienza</strong> che hai accumulato nel tempo rispetto l&#8217;argomento di cui parli; il secondo è la <strong>competenza</strong> che dimostri di avere. Parla solo di argomenti che conosci (anche se questo NON significa che tu debba essere un esperto) e soprattutto <strong>delle tue esperienze</strong> personali, è quello che i lettori cercano: <strong>esperienze verso cui rapportarsi, da prendere come riferimento</strong>.</p>
<p>Sii <strong>trasparente</strong>, la diffidenza è un sentimento diffuso e la fa da padrona quando si parla di nuovi utenti. La linea che divide lo squalo dal buon blogger è sottile ma netta. Non dare la sensazione di voler sfruttare i tuoi lettori cercando di vendere a tutti i costi un prodotto, ricordati che nell&#8217;&#8221;economia sociale&#8221; il fine ultimo non è guadagnare bensì <strong>stabilire un rapporto</strong>.</p>
<p>Cerca di dare <strong>consistenza</strong> alla tua immagine, cerca di utilizzare i tuoi contenuti per trasmettere la tua identità e le tue competenze.</p>
<p>Inoltre <strong>PARTECIPA</strong>, Relazionati con i tuoi lettori, ascoltali. Le opinioni degli altri hanno importanza primaria e far vedere di essere disponibile al dialogo è il primo vero passo verso la costruzione di un <strong>canale preferenziale di comunicazione con l&#8217;utente.</strong></p>
<p>Infine <strong>cerca di renderti utile</strong>, spesso capiterà che i nuovi utenti arrivino sulle tue pagine perchè hanno un problema. Aiutali a risolverlo e ti sarai guadagnato uno slot speciale all&#8217;interno della loro sfera di interesse.</p>
<h2><span style="color: #888888;"><strong>FIDUCIA: LA RICETTA VINCENTE</strong></span></h2>
<p>Semplice ma non scontata: prendete le vostre competenze e mischiatele con onestà e trasparenza. Lasciate scaldare per tutto il tempo necessario.</p>
<p>La Fiducia è un processo che <strong>richiede tempo</strong> ed è il risultato di una costante dimostrazione di <strong>competenza</strong> e <strong>disponibilità</strong> verso gli utenti.</p>
<p>E&#8217; fondamentale essere se stessi e non fare promesse che non puoi mantenere, sarebbe un distrastro annunciato.</p>
<h2><span style="color: #888888;"><strong>AUTORITA’: PERCEZIONE E REALTA’</strong></span></h2>
<p>Molto spesso accade che l’autorità percepita dall’utente sia differente rispetto l’autorità reale.</p>
<p>Paradossalmente persone con un bagaglio di esperienza ridotto possono guadagnarsi presso l&#8217;utenza meggiore fiducia  e maggiore autorità di un vero esperto semplicemente perchè condividono tutto quello che imparano. Pubblicano una gran quantità di informazioni che tornano utili agli utenti. Questo non caso è un caso troppo lontano dalla realtà, un esempio perfetto in cui autorità percepita è qualcosa di diverso dalla autorità reale.</p>
<p>La chiave è &#8220;LEARN ALL YOU CAN, SHARE ALL YOU CAN&#8221; citando una frase di Chris Pearson.</p>
<p>Non è sufficiente essere degli esperti, è anche necessario condividere le proprie competenze il più possibile. Essere preparati è un presupposto ma la diffusione della conoscenza non è un aspetto secondario.</p>
<h2><span style="color: #888888;"><strong>9 OTTIMI CONSIGLI CHE DOVRESTI SEGUIRE PER COSTRUIRE LA TUA AUTORITA’</strong></span></h2>
<p><strong>1. </strong><strong>CREA CONTENUTI DI VALORE</strong>: Contenuti completi, curati e accessibili. Dai modo di approfondire l&#8217;argomento fornendo fonti e renditi disponibile a discuterne. La qualità dei tuoi contenuti è il cuore pulsante del tuo blog e del tuo lavoro.</p>
<p><strong>2. </strong><strong>GUADAGNA NUOVI AMICI PER AMPLIARE LA TUA SFERA DI INFLUENZA</strong>: Cerca di costruire nuove amicizie con persone che possano promuoverti. Ogni nuovo rapporto è una ottima occasione per interagire con punti di vista differenti e costruttivi. Una possibilità di migliorare la qualità del tuo lavoro.</p>
<p><strong>3. </strong><strong>ALLA COMPETIZIONE PREFERISCI LA COLLABORAZIONE</strong>: Non ha senso parlare di competizione, al contrario devi sfruttare ogni possibilità di collaborare con persone che occupano la tua stessa sfera di interesse per far nascere progetti comuni e contenuti di qualità.</p>
<p>4. <strong>NON VENDERE, INSEGNA</strong>: “DON’T SELL&#8230; TEACH!” Sempre citando Chris Paerson è importantissimo, per riuscire a convertire i tuoi articoli in denaro e sfruttare l’autorità che eserciti, capire che nulla vale più di un buon consiglio disinteressato.</p>
<p>Insegnare ai tuoi utenti attraverso tutorial, how-tos, materiale informatico e fornire contenuti d’approfondimento è un ottimo modo per accrescere la tua autorità e generare traffico verso il tuo sito. Ricordati poi: compreresti mai un libro perchè pubblicizzato in televisione? io no. Al contrario lo comprerei se me lo consigliasse un amico.</p>
<p><strong>5. </strong><strong>SEO e SEM:</strong> Poco fa ho detto che un buon posizionamento è perlopiù conseguenza del fatto di avere una immagine forte e ben definita e questo è indubbiamente vero. La SEO però rimane comunque un ottimo strumento per attrarre nuovi utenti verso i tuoi contenuti, questo non va dimenticato. Ottimizza i tuoi articoli inserendo tag e keywords appropriati, studia la nicchia in cui lavori e cura la qualità del codice del tuo sito.</p>
<p><strong>6. </strong><strong>MEGLIO POCHI MA BUONI</strong>: Ricordati che un utente è un valido contatto che genererà traffico e valore se e solo se ti considererà parte integrante della suo Network, viene da se che avere decine di migliaia di followers su Twitter, migliaia di iscritti al feed rss e via dicendo non hanno alcun valore se non sono contatti “guadagnati” attraverso il duro lavoro. Aggiungere casualmente migliaia di persone su twitter non genererà valore e i vostri tweet saranno solo rumore/spam, questo non solo non accrescerà la fiducia nei vostri confronti, al contrario danneggerà la vostra immagine.</p>
<p><strong>7. </strong><strong>RICORDATI DI ASCOLTARE</strong>: L’ascolto non è una attività secondaria, ogni rapporto sociale è fatto di interazione bidirezionalità: “Io parlo, tu ascolti. Tu parli, io ascolto.” Ricordatevi di dare modo ai vostri lettori di esprimersi, saranno loro stessi attraverso osservazioni e vere e proprie discussioni a migliorare e promuovere i vostri contenuti.</p>
<p><strong>8. </strong><strong>PARTECIPA ALLA COMUNITA’</strong>: Verifica dove potenziali lettori del tuo blog si incontrano e partecipa. Parlo di forum, gruppi, newsletters, blog, liste twitter. Molte delle persone con cui interagirai, sempre se lo farai contribuendo in modo qualitativamente alto, diventeranno nuovi ed affezionati lettori.</p>
<p><strong>9. </strong><strong>CURA L’ASPETTO DEL TUO BLOG</strong>: Avere una interfaccia studiata con un design accattivante ha un suo senso, è un pò come un biglietto da visita. Notate bene: non per forza deve essere colorato o pieno di immagini. Al contrario, spesso è l’essenzialità la scelta vincente. L’importante quando si sceglie un template per un blog è di individuare le sezioni importanti e utilizzare uno stile che valorizzi i contenuti.</p>
<h2><span style="color: #888888;"><strong>LA SORPRESA FINALE:</strong></span></h2>
<p>Durante la revisione dell’articolo ho avuto l’idea di girare la seguente domanda su FriendFeed:</p>
<p>Credibilità e Autorità sul web, consigli pratici per i bloggers?</p>
<p>Ecco alcune delle risposte che ho ricevuto:</p>
<p>Essere se stessi, coltivare le proprie passioni e le proprie competenze senza voler strafare e senza cercare a tutti costi il consenso, che arriva da se a seguito del lavoro svolto. &#8211; <a href="http://friendfeed.com/clagag">Claudio Gagliardini</a></p>
<p>Evitare tutte le strategie per ottenere quelle cose PRIMA piuttosto che DOPO &#8211; <a href="http://friendfeed.com/robingooditalia">Robin Good ITALIA</a></p>
<p>Creare contenuti di grandissimo valore &#8211; un gradino sopra quello dei tuoi concorrenti &#8211; cura nella pubblicazione, formattazione, e nel fornire risorse e link utili di approfondimento &#8211; <a href="http://friendfeed.com/robingooditalia">Robin Good ITALIA</a></p>
<p>Oltre i consiglio di Robin e Claudio ne aggiungerei uno <img src='http://www.blogmagazine.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  : &#8220;Fatti volere bene&#8221; <img src='http://www.blogmagazine.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  &#8211; <a href="http://friendfeed.com/alessandrosportelli">Alessandro Sportelli</a></p>
<p>Quoto Alessandro&#8230;e aggiungo &#8220;Sii umile&#8221; &#8211; <a href="http://friendfeed.com/davidelico">Davide Licordari</a></p>
<p>Consiglio? Essere presente e far partecipare la tua community &#8211; <a href="http://friendfeed.com/tinhang">Tin Hang Liu</a></p>
<p>Essere umili e farsi volere bene&#8230; consigli un po&#8217; francescani, ma sicuramente utili! <img src='http://www.blogmagazine.net/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  Grazie a @Davide e @Alessandro! &#8211; <a href="http://friendfeed.com/clagag">Claudio Gagliardini</a></p>
<p>A fondo articolo troverete alcuni articoli che sono stati utilizzati per la stesura di questo articolo. Fonti che potrete utilizzare per approfondire questo argomento e continuare a migliorare.</p>
<p><strong>Dal Magazine di <a href="http://www.blogmagazine.net/novembre_2009.php?pag=32">Novembre 2009</a></strong></p>
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		<title>Complessità aziendale nell’era del web 2.0</title>
		<link>http://www.blogmagazine.net/complessita-aziendale-nell%e2%80%99era-del-web-2-0/</link>
		<comments>http://www.blogmagazine.net/complessita-aziendale-nell%e2%80%99era-del-web-2-0/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 15:24:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Trussardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nostro sistema economico è un&#8217;isola che a causa delle mutazioni climatiche, subisce cambiamenti atmosferici che influiscono direttamente sulle mareee, le quali, avanzando, coprono pezzi di spiaggia in precedenza raggiungibili, transitabili e visibili, modellandone la connotazione geografica.

L&#8217;alta marea può essere paragonata all&#8217;ipercompetizione presente nel nostro mercato, il quale può essere visto come uno spazio entropico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro sistema economico è un&#8217;isola che a causa delle mutazioni climatiche, subisce cambiamenti atmosferici che influiscono direttamente sulle mareee, le quali, avanzando, coprono pezzi di spiaggia in precedenza raggiungibili, transitabili e visibili, modellandone la connotazione geografica.</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2010/01/azienda-202.jpg" alt="" width="640" height="300" /></p>
<p>L&#8217;alta marea può essere paragonata all&#8217;ipercompetizione presente nel nostro mercato, il quale può essere visto come uno spazio entropico in cui convivono diversi tipi di marketing che andremo a identificare in una  grande categoria chiamata il <strong>Marketing della Complessità</strong>.</p>
<p><strong>La complessità consiste in una maggiore difficoltà nel realizzare quello che si è sempre fatto.<span id="more-737"></span></strong></p>
<p>Questa complessità ha influenzato nel tempo il cambiamento del contenuto e della valenza di quelle singole variabili che vanno a comporre quello che viene definito il <strong>Marketing Mix</strong>:</p>
<ul>
<li>La qualità/assortimento = IL PRODOTTO</li>
<li>Il valore per il cliente = IL PREZZO</li>
<li>La comunicazione integrata = LA PUBBLICITA’</li>
<li>I canali di virtualità = LA POLITICA DISTRIBUTIVA (COMUNICAZIONE)</li>
<li>Il team building = IL PERSONALE</li>
</ul>
<p>L’analisi di queste variabili apre una lunga strada verso la fidelizzazione del cliente composta da tre punti essenziali:</p>
<ul>
<li>Customer Satisfaction = SODDISFAZIONE DEL CLIENTE</li>
<li>Customer Loyalty = FEDELTA’ DEL CLIENTE</li>
<li>Customer Retention  = FIDELIZZAZIONE</li>
</ul>
<p>Siamo nel 2009 e il mondo ha subito degli enormi cambiamenti con l’evoluzione dei sistemi informatici.</p>
<p>In particolar modo internet, è stato determinante nell’evolvere il sitema dallo stato statico a quello dinamico.</p>
<p>Questa dinamicità ha prodotto fiumi di denaro, che ogni anno finiscono nella grande rete.</p>
<p>I finanziatori sono persone e imprenditori che vogliono investire sul web, spinte dalla passione e per l’entusiasmo che il 2.0 sta apportando alla rete, grazie alla partecipazione collettiva.</p>
<p><strong>Ma perchè internet è cambiato?</strong></p>
<p>Internet è cambiato perchè siamo stati noi a cambiarlo.</p>
<p>I programmatori, gli ingegneri,  i designer e gli appassionati del settore, hanno sempre avuto bisogno di modificare la rete in base alle proprie esigenze, per trovare nuovi sistemi di business o fornire al cliente quel valore aggiunto per arrivare alla sua totale fidelizzazione.</p>
<p>L’effetto sociale, prodotto dai social network, ha dato quella svolta epocale ai sistemi di comunicazione tra persone, imprese e stato.</p>
<p>ASCOLTARE è diventata la parola d’ordine delle imprese 2.0 che devono incentrare tutte le loro capacità non più su sistemi vecchi di advertising, ma su nuovi metodi di comunuicazione, potenziando.</p>
<p><strong>Il passaparola</strong>: ovvero entrare nella conversazione, offrendo strumenti e piattaforme per mettere in contatto clienti soddisfatti con utenti, che potenzialmente potrebbero diventarlo, è la strategia adottata da Costa crociere. Un gruppo su Facebook, un blog e un’isola su Second Life diventano quindi parte di un disegno con un unico scopo: potenziare il naturale passaparola di chi in crociera c’è già stato.</p>
<p><strong>Considerare i problemi dal punto di vista del cliente</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Messaggi personalizzati</strong>: ovvero messaggi scambiati tra le persone che assumono un valore molto più alto di qualsiasi spot pubblicitario o banner.</p>
<p><strong>Contenuti di qualità</strong>: creare contenuti di qualità da affiancare ai prodotti o servizi, non solo consente di scalare le pagine dei motori di ricerca, ma finisce con l’attrarre giornalisti e appassionati del settore, veicoli a loro volta del messaggio.</p>
<p><strong>Viralità</strong><strong>:</strong> non abbiate timori nel distribuire le informazioni sulla vostra marca in canali che non potete controllare. Il mondo è costruito intorno ai consumatori che creano contenuti su tutto, nel bene e nel male.</p>
<p><strong>Puntate sui nuovi formati online:</strong><strong> s</strong>ponsorizzare i nuovi formati online, per esempio di podcast e videocast: se ai consumatori piacciono saranno più favorevoli a scambiare l’intrusione della vostra pubblicità con la gratuità.</p>
<p><strong>Distribuite gratis servizi (utili)</strong><strong>: </strong>abbandonate gli spot pubblicitari a favore della creazione di contenuto e servizi che offrano al consumatore benefici incassabili nel proprio quotidiano.</p>
<p><strong>Fidelizzate: </strong>il Web 2.0 permette e richiede, un processo di fidelizzazione efficace del proprio pubblico. Abbandonate le campagne “one shot” e concentratevi sul costruire un progetto di comunicazione durevole, che accompagni la vita dei vostri clienti e dei vostri prodotti. Gli strumenti ci sono, come i feed RSS (e quindi il podcast), i social network con sistemi di messaggistica interna.</p>
<p><strong>Sorprendete, sempre</strong><strong>: </strong>il consumatore non è più quello di una volta, desidera, che siate in grado, di sorprenderlo in ogni istante con un qualcosa di inaspettato. Con un mix di strumenti a disposizione notevolmente eterogeneo.</p>
<p>Non bisogna dimenticare che la soddisfazione è un traguardo mobile, spostato in avanti dall’azione dell’azienda e da quella dei concorrenti e per cercare di andare oltre la semplice fidelizzazione di un cliente, l’azienda deve riuscire a guardare con il metodo dello “<strong>strabismo aziendale</strong>”.</p>
<p>Questo consiste nell’analizzare le performance aziendali secondo ottiche diverse, guardando:</p>
<ul>
<li>Il budget</li>
<li>La concorrenza</li>
<li>Il presente</li>
<li>Il futuro</li>
<li>Tutti quegli aspetti importanti per il cliente</li>
<li>Le performance realizzate</li>
</ul>
<p>Un’azienda del web 2.0 deve sempre tenere gli occhi aperti, al fine di acquisire una visione globale dello scenario.</p>
<p>La miopia e la presbiopia sono “visioni sfasate”, da correggere immediatamente, al fine di disporre di una “vista strategica da dieci decimi” che permette di giungere dove ci si propone di arrivare</p>
<p><strong>Dal Magazine di <a href="http://www.blogmagazine.net/luglio-agosto_2009.php?pag=8">Luglio/Agosto</a></strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le nuovi professioni 2.0</title>
		<link>http://www.blogmagazine.net/le-nuovi-professioni-2-0/</link>
		<comments>http://www.blogmagazine.net/le-nuovi-professioni-2-0/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 15:50:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy Bandiera</dc:creator>
				<category><![CDATA[2009]]></category>
		<category><![CDATA[Dal Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Network]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>

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		<description><![CDATA[Ben venuti nel futuro, il mondo del Web nel quale è possibile fare sesso a distanza, arricchirsi stando nella propria cameretta e diventare dei divi facendo semplicemente per primi una cosa che non era venuta in mente a nessuno, seppur terribilmente banale.

Si signori, questo è il Web 2.0, un mondo in cui tutto sembra possibile.
Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ben venuti nel futuro, il mondo del Web nel quale è possibile fare sesso a distanza, arricchirsi stando nella propria cameretta e diventare dei divi facendo semplicemente per primi una cosa che non era venuta in mente a nessuno, seppur terribilmente banale.</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2010/01/job.jpg" alt="" width="640" height="300" /></p>
<p>Si signori, questo è il Web 2.0, un mondo in cui tutto sembra possibile.</p>
<p><strong>Ma è davvero così facile?</strong></p>
<p>L&#8217;evoluzione del “lavoro” inteso come attività produttiva esplicata con l&#8217;esercizio di un mestiere, una professione e simili e ha come scopo la soddisfazione dei bisogni individuali e collettivi, si è profondamente modificata nel tempo, evolvendosi e mutando con gli anni, come si addice ad ogni cosa che ci circonda.<span id="more-726"></span></p>
<p>Il lavoro è iniziato come forma di scambio e cioè io ti offro la mia forza muscolare e tu in cambio mi offri del cibo”. Quid pro quo, equilibrio che si conclude con l&#8217;aumentare delle calorie immesse nel corpo in base a quelle che sono uscite dallo stesso con il lavoro. Punto.</p>
<p>Poi le cose sono cambiate e oltre alla forza muscolare, che rimane un nobile e straordinario motore economico (ve lo dice uno che ha fatto anni di fonderia) si è aggiunta una forza propulsiva nuova, e cioè il guadagno non più intrinseco nel lavoro stesso: in pratica se un tempo si veniva pagati in base a quello che si faceva, oggi si viene pagati in base a quello che si fa guadagnare.</p>
<p>Ecco il perché i calciatori guadagnano più dei professori universitari, i quali guadagnano più dei ricercatori scientifici i quali guadagnano, a volte, più degli operai.</p>
<p>Ora, visto che siamo partiti dalle Internet per passare alle origini del lavoro andando a ritroso, starete aspettando che quest&#8217;articolo vi dia qualche informazione utile prima o poi, oppure state pensando che chi scrive è completamente fuori di testa.</p>
<p>Visto che siamo partiti dal Web e dalle nuove mansioni era d&#8217;uopo fare una breve digressione su cosa sia il lavoro e come si sia arrivati ai mestieri 2.0, agli “artigiani del Web” per cercare di capire come reinventarsi od evolversi.</p>
<p>Partendo da quello che si è detto ad inizio articolo sembra semplicissimo riuscire a diventare famosi o ricchi grazie alle enormi opportunità ed all&#8217;enorme bacino di utenza che il Web fornisce, ma in realtà non è così semplice visto che ci sono certi dettagli che, anche nel mondo della Rete, sono di fondamentale importanza.</p>
<p>La reputazione per esempio, è una di quelle caratteristiche che, nel Web paradossalmente più che nella vita reale, gioca un ruolo straordinario nella facilità di veicolare le informazioni.</p>
<p>Nella vita reale infatti, se un cliente è un “cattivo pagatore” prima o poi tutti i fornitori lo sapranno e ne staranno lontani: nel mondo della Rete, dove tutto si muove ad una velocità enorme e dove le informazioni sono fluide come l&#8217;acqua e permeano qualunque ambiente, chi millanta capacità che non possiede, chi “non la racconta giusta”, viene intercettato subito e rimosso dal circuito delle possibilità.</p>
<p>Quindi prima di tutto, se volete intraprendere una delle mansioni che stanno cambiando il modo di vivere e comunicare, pensate a costruirvi reputazione stabile e sicura, dalla quale poter comunicare con trasparenza e senza aver nulla da nascondere.</p>
<p>Detto questo, passiamo in rassegna alcune delle mansioni che stanno nascendo in questi anni, come il community manager, il web advertiser, l’infobroker, il content manager o il buzz ambassador.</p>
<h2><span style="color: #888888;"><strong>Community manager</strong></span></h2>
<p>Tra i nuovi specialisti un posto di primo piano spetta a una figura creata dal boom dei social network come Facebook, il community manager.</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2010/01/post1.jpg" alt="" /></p>
<p>Dietro al successo di questi siti c’é l’animatore di una piazza virtuale, ideale discendente delle migliaia di ragazzi che animano le serate dei villaggi turistici in tutto il mondo. Attraverso le forme moderne di comunicazione (chat, e-mail, forum) il community manager si interessa degli internauti e ne asseconda umori, gusti e predisposizioni.</p>
<h2><span style="color: #888888;"><strong>Web advertiser </strong></span></h2>
<p>Di pari passo con la maggiore importanza della pubblicità online, è cresciuta negli ultimi anni anche la figura del web advertiser, cioé il responsabile delle campagne pubblicitarie via Internet.</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2010/01/post5.jpg" alt="" width="640" height="300" /></p>
<p>Nell’attuale momento di crisi, questa figura è ancora più ricercata dalle aziende, sia dalle società di consulenza per la comunicazione multimediale sia dalle concessionarie pubblicitarie.</p>
<h2><span style="color: #888888;"><strong>L’infobroker </strong></span></h2>
<p>Nella ricerca di mercato si muove invece una delle professionalità del web più gettonate negli ultimi tempi, l’infobroker, cioé la persona che mette a disposizione delle aziende la sua capacità di trovare in Rete e analizzare dati perlopiù economici.</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2010/01/post4.jpg" alt="" width="640" height="300" /></p>
<p>Utilissimo alle società che vogliono trovare nuovi mercati con il commercio elettronico, l’infobroker ha una preparazione umanistica o economica, è un “mago” dei motori di ricerca e sa analizzare le informazioni economiche.</p>
<h2><span style="color: #888888;"><strong>Buzz ambassador</strong></span></h2>
<p>Il passaparola, il Buzz Marketing, può diventare una forma comunicativa virale ed un veicolo straordinario per poter far conoscere news, mobilitare informazioni e “fare brand”.</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2010/01/post3.jpg" alt="" width="640" height="300" /></p>
<p>Ma come funziona precisamente il Buzz Marketing e qual’è la mansione del “Buzz Ambassador” ovvero di colui che accende i dibattiti?</p>
<p>In base alle esigenze del cliente, al target di riferimento del prodotto/servizio di cui si vuole far parlare il web, si individua il “territorio di conversazione“, i forum, i siti, le community, nel quale far interagire i Buzz Ambassador con lo scopo di stimolare le conversazioni attorno al marchio e di intercettare gli utenti più attivi (e quindi potenzialmente più idonei di diffondere il messaggio a loro volta)</p>
<h2><span style="color: #888888;"><strong>Content manager</strong></span></h2>
<p>Con il termine content management (in italiano: gestione dei contenuti) si indica una serie di processi e tecnologie a supporto del ciclo di vita evolutivo dell&#8217;informazione digitale (content o digital content).</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2010/01/post2.jpg" alt="" width="640" height="300" /></p>
<p>Il content manager è di conseguenza colui che tiene monitorate tutte le fasi di produzione, pubblicazione e recupero eventuali, di dati sul Web.<br />
Tra le varie mansioni che abbiamo indicato, forse questa è la più delicata, in quanto il content manager è di fatto il responsabile e l&#8217;ideatore dei contenuti editoriali del sito, ne definisce le strategie di impostazione e garantisce il loro continuo aggiornamento.<br />
Pianifica il contenuto dei servizi e la loro pubblicazione: le figure direttamente impegnate nella scrittura di testi per il web si rapportano con questa figura.</p>
<p>Benissimo, fatto un piccolo elenco di quelli che possono essere alcuni tra i mestieri di domani (e sempre più di oggi) teniamo sempre presente una cosa fondamentale e per nulla banale, specie in un ambiente come Internet: prima di tutto costruiamo una solida reputazione che ci porterà la credibilità personale necessaria per entrare in uno qualunque di questi mestieri e ricordiamo che costruire una reputazione è lungo e faticoso, distruggerla è un attimo.</p>
<p>Per concludere, possiamo sperare di guadagnare con questi lavori? Possiamo, come si dice con un motto popolare, mettere la minestra a tavola tutte le sere facendo il buzz ambassador o cose simili?</p>
<p>Beh, se lo si fa per una sola azienda forse no, se lo si fa in maniera dozzinale forse no, ma riuscendo a fare sistema e cioè essendo capaci di far capire che la cosa funziona e che i nuovi mestieri hanno una utilità oggettiva (e portano blasone e guadagno), allora si, possono essere dei veri e propri lavori a tempo pieno.</p>
<p><strong>Dal Magazine di <a href="http://www.blogmagazine.net/settembre_2009.php?pag=6">Settembre 2009</a>.</strong></p>
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		<title>Come nasce un Blog Network?</title>
		<link>http://www.blogmagazine.net/come-nasce-un-blog-network/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 14:30:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Lagana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Dal Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Network]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi ultimi anni nella rete italiana c’è stato un gran movimento. Dopo la nascita, in Italia del network di Blogo, sono arrivati altri mininetwork, con delle spalle però abbastanza robuste.
Conoscerete, sicuramente, il network di HTML.it, sito dedicato al mondo dell’informativa e della programmazione web ha ideato un network di piccoli Blog dal nome OneBlog, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi ultimi anni nella rete italiana c’è stato un gran movimento. Dopo la nascita, in Italia del network di <a href="http://www.blogo.it/">Blogo</a>, sono arrivati altri mininetwork, con delle spalle però abbastanza robuste.</p>
<p>Conoscerete, sicuramente, il network di <a href="http://www.html.it/">HTML.it</a>, sito dedicato al mondo dell’informativa e della programmazione web ha ideato un network di piccoli Blog dal nome <a href="http://www.oneblog.it/">OneBlog</a>, tutti incentrati sull’informazione tecnologica.</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2010/01/network.jpg" alt="" /></p>
<p>Il più giovane è quello del duo Di Veroli – Pizzicone, nomi noti nel panorama del blogging nostrano, rispettivamente i creatori e amministratori di <a href="http://www.geekissimo.com/">Geekissimo.com</a> e <a href="http://www.dissacration.com/">Dissacration.com</a><span id="more-718"></span></p>
<h2><span style="color: #888888;"><strong>Come può nascere un Network?</strong></span></h2>
<p>Se state pensando di aprire un network di blog, non iniziate a pensare che è una cosa semplice e che non ci vuole niente a riunire 10/15 blog sotto lo stesso “marchio”. Se partite con quest’idea, fermatevi perché state sbagliando di grosso. Un network, se si vuole fare qualcosa di serio, va pensato con cura e realizzato con altrettanta precisione. La prima cosa da pensare è sull’argomento che vogliamo trattare sul nostro network.</p>
<p>Se si vuole colpire un target abbastanza ampio, è necessario non puntare i vari blog su un solo tema, ma cercare di creare un network con un bel numero di blog al suo interno che riescono a trattare tutti i principali argomenti. Questo ci permetterà di avere un maggior numero di utenza che possiamo inserire nel nostro target e quindi poi sperare di ritrovare nelle visite che andremo ad avere all’interno del network.</p>
<p>Una volta scelto l’argomento su cui puntare, dovete pensare a un team di lavoro. Se si pensa a fare un network seriamente, le figure che all’interno del team non posso mancare sono sicuramente quelle del direttore, che dovrà occuparsi di gestire nel complesso l’interno network e di coordinare il lavoro di tutti. Sicuramente, non potrà mancare un Grafico/programmatore. Avere un grafico all’interno del team vi permette di abbattere i costi di ogni singolo template e sicuramente, vi permette di avere una figura professionale che vi può offrire assistenza immediata riguardanti problemi con la piattaforma utilizzata e che vi può creare un tema nell’immediato, quindi un abbattimento anche dei tempi di attesa per quanto riguarda la creazione del tema.</p>
<p>Oltre al direttore e al programmatore/grafico all’interno dell’organico non può mancare un responsabile dei contenuti. Questa figura ha il compito di visionare nell’intero il network e di vagliare tutte le richieste/idee riguardanti la creazione di nuovi blog che possono venire in mente a chi già lavora nel team oppure da semplici visitatori del vostro piccolo network. Un’altra figura importante è quella del Commercialista. I motivi per cui dovreste avere un commercialista nel vostro team sono gli stessi motivi che vi ho elencato prima riguardo al Grafico. Averne uno interno, vi permette di potergli affidare anche la gestione dell’advertising online del vostro network. Avendo lui il controllo di tutte le entrate e uscite, economiche del vostro piccolo mondo, sarà in gradi di gestire anche i soldi che andrete a investire in pubblicità.</p>
<p>Queste sono le principali quattro figure che devono esserci per forza all’interno del vostro team di lavoro.</p>
<h2><span style="color: #888888;"><strong>Come avviare il network?</strong></span></h2>
<p>Dopo aver creato il vostro team di lavoro, si passa alla creazione del network vero e proprio. La prima cosa pensare è il nome. Una volta scelto il nome, al grafico va richiesto subito il template del blog aziendale, cioè il blog che dovrete avere sul dominio principale del vostro network. Fatto questo, ideate un logo che racchiuda l’essenza del vostro network.</p>
<p>In concomitanza con l’apertura del network è consigliabile avere già almeno cinque o sei blog avviati con un buon archivio alle spalle, almeno 10/15 articoli ben scritti. Avviato il network, iniziate a vedere come vanno le varie visite dei vari blog. Non pensate subito a una crescita istantanea anche perché questo è improbabile con un singolo blog pensate con cinque o sei blog.</p>
<p>Una volta avviato il network, presentate ufficialmente con articolo dedicato su tutti i blog, un nuovo blog ogni 2/3 mesi, almeno riuscirete a tenere il network sempre aggiornato e fresco. Dopo aver avviato il vostro network, dove iniziare subito a pensare ai guadagni che questo potrebbe portarvi.</p>
<h2><span style="color: #888888;"><strong>Guadagni e Advertising</strong></span></h2>
<p>Il mondo dell’advertising online è sempre più vasto. Avete due scelte a vostra disposizione. Aprire un piccolo circuito pubblicitario interno al vostro network, che dovrete gestire voi stessi cercando contatti con le varie aziende, oppure, puntare a utilizzare l’ottimo Google Adsense che molti dei network in questo periodo online utilizzano con grandi risultati. Sicuramente il consiglio che vi posso dare è quello di avviare il vostro network basandovi su Google Adsense, gestire un circuito pubblicitario non è cosa da poco.</p>
<p>I guadagni, come anche le visite, non saranno immediate e tarderanno ad arrivare, ma non abbattetevi.</p>
<h2><span style="color: #888888;"><strong>Conclusione</strong></span></h2>
<p>Come avrete potuto capire l’aprire un network di blog online non è così semplice come potrebbe sembrare e non sicuramente non è una cosa che si può fare in pochissimi giorni. Dietro l’apertura di un network ci deve essere una grande forza di volontà, molta di più di quella che è tanto decantata quando si spiega come aprire un blog singolo. Siete sicuri che vogliate ancora aprire un Network di Blog? Oppure, vi tenete il vostro amato blog singolo?</p>
<p>Dal magazine di <strong><a href="http://www.blogmagazine.net/luglio-agosto_2009.php?pag=10">Luglio/Agosto 2009</a></strong></p>
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		<title>Sei un Blogger? Allora sei Malato!</title>
		<link>http://www.blogmagazine.net/sei-un-blogger-allora-sei-malato/</link>
		<comments>http://www.blogmagazine.net/sei-un-blogger-allora-sei-malato/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 20:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Aprile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aprile]]></category>
		<category><![CDATA[Dal Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Blogger]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>

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		<description><![CDATA[Dura la vita da blogger! Ore e ore davanti al pc (o Mac che fa più geek&#8230;) passate a scrivere e soprattutto ad informarsi e  relazionarsi con altri blogger  nei vari social network. Tutto questo però comporta problemi per la salute?

La risposta purtroppo è si. Proviamo quindi a vedere quali sono le problematiche più comuni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dura la vita da blogger! Ore e ore davanti al pc (o Mac che fa più geek&#8230;) passate a scrivere e soprattutto ad informarsi e  relazionarsi con altri blogger  nei vari social network. Tutto questo però comporta problemi per la salute?</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2009/11/blogger-malati.jpg" alt="" width="640" height="300" /></p>
<p>La risposta purtroppo è si. Proviamo quindi a vedere quali sono le problematiche più comuni e come possono essere prevenute perchè: prevenire è meglio che curare!<span id="more-684"></span></p>
<h2><span style="color: #FF5500;"><strong>Pessima igiene del sonno </strong></span></h2>
<p>L&#8217;insonnia e/o pattern di sonno alterati sono il problema principale.</p>
<p>Le lamentele principali sono dovute spesso a un sonno troppo leggero o a risvegli multipli durante la notte.</p>
<p>Anche se questi disturbi possono essere un sintomo della depressione, nel nostro caso sono legati soprattutto ad abitudini errate.</p>
<p>Questi disturbi iniziano di solito con qualcuno che si sveglia verso la metà della notte e che accende il computer portatile o la TV.</p>
<p>Tutto questo succede sempre più frequentemente fino a che il paziente non comincia a preoccuparsi di svegliarsi poco dopo essersi addormentato.</p>
<p>La situazione e lo stress derivato da questi atteggiamenti spingono spesso i blogger a rivolgersi al medico di fiducia.Riportare il tutto alla normalità è in genere facile se l&#8217;abitudine non è troppo radicata.</p>
<p><strong> Il letto dovrebbe essere usata soltanto per due cose: il sesso e il sonno! </strong></p>
<p>Se uno è sveglio nel letto per più di 10-15 minuti, dovrebbe alzarsi e fare qualcosa che lo stimoli.</p>
<p>Ascoltare della buona musica o leggere  un bel libro sono scelte eccellenti.</p>
<p>Rigirarsi nel letto guardano la TV o usando il PC sono invece le scelte peggiori perchè svegliano ancora di più o il cervello e basta ripetere questo comportamento per qualche notte per formare l&#8217;abitudine.</p>
<p>PS se sei un vero geek probabilmente avrai sentito parlare dello sleep hacking, una tecnica che consiste nel fare diverse pennichelle durante le 24 ore. E&#8217; un&#8217;emerita fesseria ed è anche pericolosa!</p>
<h2><span style="color: #FF5500;"><strong>Emicrania.</strong></span></h2>
<p>Basta aprire in qualsiasi momento della giornata twitter o frienfeed per leggere le lamentele di diversi utenti!</p>
<p>Se si manifesta ogni giorno alla stessa ora o nel weekend allora molto probabilmente sarà dovuta all&#8217;uso eccessivo del pc.</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2009/11/emicrania.jpg" alt="" width="640" height="300" /></p>
<p>Una posizione scomoda dello schermo, un font piccolo, uno schermo troppo luminoso o troppo buio, una posizione sbagliata della sedia sono le cause più comuni dell&#8217;emicrania cronica del blogger.</p>
<p>La soluzione in questo caso è semplice: modificate il vostro posto di lavoro! Ingrandite i font, variate la luminosità dello schermo e sedetevi nella giusta posizione (vd punto successivo).</p>
<p>Può essere che il mal di testa sia legato anche a problemi di vista ritengo che questa causa sia sovrastimata.</p>
<h2><span style="color: #FF5500;"><strong>Mal di schiena</strong></span></h2>
<p>Alzi la mano chi di voi non ha mai sofferto di mal di schiena!Il dolore alla schiena è un frequente reclamo nel mio ufficio pure.</p>
<p>Nella popolazione generale, come per i disturbi del sonno, anche il dolore alla schiena cronico è spesso un segno della depressione; tuttavia, nel blogger questo è più frequentemente dovuto alla posizione.</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2009/11/schiena.jpg" alt="" width="640" height="300" /></p>
<p>La posizione sbagliata, la sedia troppo alta o troppo bassa o troppo schienata,  il monitor male posizionate sono i colpevoli. Sul mio blog tempo fa ho tradotto un articolo della mayo clinic che suggerisce le posture giuste per evitare il mal di schiena <a href="http://www.psichesoma.com/mal-di-schiena-le-posture-giuste/%29,">leggetelo</a>!</p>
<p>Da sottolineare è anche la sindrome del guerriero del week end che spesso causa un mal di schiena dovuto ad eccessivi sforzi. Cosa è? Dopo una settimana intera passata seduti davanti al pc (che causa un indebolimento dei muscoli paravertebrali) ci si impegna in lavori pesanti tipo giardinaggio o in sport intensi e questo sforzi vanno a gravare proprio sui muscoli sottosviluppati.</p>
<p>Se non sei stato un guerriero durante tutta la settimana non puoi diventarlo solo il Sabato e la  Domenica!</p>
<h2><span style="color: #FF5500;"><strong>Deficit d&#8217;attenzione.</strong></span></h2>
<p>Spesso un blogger dichiara di non riuscire a concentrarsi su attività che non richiedono l&#8217;uso del pc, o di tendere ad addormentarsi durante congressi e conferenze.</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2009/11/attenzione.jpg" alt="" width="640" height="300" /></p>
<p>Ma è un sintomo vero questo? No! I geek on soffrono di deficit di attenzione e per provarlo basta vedere la nostra concentrazione altissima che serve a svolgere 5-10 cose contemporaneamente (mentre leggi questo articolo prova infatti a contare quante tabs e quante applicazioni hai attive in questo momento&#8230;).E&#8217; tutto quindi legato al fatto di essere allenati (o predisposti?) a svolgere più cose contemporaneamente e farne una sola è troppo noioso!</p>
<p>Se vuoi approfondire questo tema ti invito a leggere un mio guest post su geekissimo dal titolo “<a href="http://www.geekissimo.com/2007/11/20/i-geek-soffrono-di-deficit-di-attenzione/">i geek soffrono di defict dell&#8217;attenzione?</a>”</p>
<h2><span style="color: #FF5500;"><strong>Problemi di fertilità!</strong></span></h2>
<p>Ultima ma non meno importante può essere la possibilità che si sviluppino problemi di fertilità soprattutto nei blogger maschi (la maggioranza purtroppo)!</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2009/11/fertilitài.jpg" alt="" /></p>
<p>Questo può essere dovuto non alle onde elettromagnetiche del pc o del WiFi su cui non si hanno ancora prove su una loro possibile dannosità (anche se nel dubbio io consiglio sempre di non esagerare nella sovraesposizione), ma ad un aumento della temperatura scrotale legata all&#8217;abitudine a tenere il laptop sulle gambe e quindi vicino ai testicoli.</p>
<p>La temperatura può aumentare anche di più di 2 gradi° e questo potrebbe causare difficoltà nella spermatogenesi, ossia il processo di produzione degli spermatozoi.</p>
<p>Potete approfondire questo argomento in un articolo di Punto Informatico dal titolo “<a href="http://punto-informatico.it/1036845/PI/News/fertilita-rischio-chi-usa-laptop.aspx">Fertilità a rischio per chi usa i laptop!</a>”</p>
<p><em>Spero di non avervi spaventato troppo&#8230;</em></p>
<p><strong>Dal magazine di <a href="http://www.blogmagazine.net/aprile_2009.php?pag=32">Aprile 2009</a></strong></p>
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		<item>
		<title>2012: La Sopravvivenza si gioca in Rete</title>
		<link>http://www.blogmagazine.net/2012-la-sopravvivenza-si-gioca-in-rete/</link>
		<comments>http://www.blogmagazine.net/2012-la-sopravvivenza-si-gioca-in-rete/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 10:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Martinisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Dal Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 2012 sta bussando alle porte ma già da qualche anno la data del 21 dicembre semina ansie e aspettative che confinano spesso col ridicolo e con l’assurdo. Spesso si ha la forte sensazione che si stia raccontando una grande e ben costruita barzelletta.

Ma sarà davvero così? Come per l’anno Mille nel Medioevo, come per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2012 sta bussando alle porte ma già da qualche anno la data del 21 dicembre semina ansie e aspettative che confinano spesso col ridicolo e con l’assurdo. Spesso si ha la forte sensazione che si stia raccontando una grande e ben costruita barzelletta.</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2009/11/2012.jpg" alt="" /></p>
<p>Ma sarà davvero così? Come per l’anno Mille nel Medioevo, come per il Millennium Bug del Duemila, l’Uomo non riesce a resistere alla tentazione di mettersi nelle mani di eventi più grandi di lui e più grandi della Divinità, qualunque essa sia, in cui crede. Di mettersi nelle mani insomma di eventi inspiegabili e irrazionali che sconvolgono la sua esistenza.</p>
<p>Razionalizza, tenta di trovare soluzioni e ad ogni teoria nasce una contro-teoria, ad ogni affermazione una contro-affermazione sicché quelle poche certezze costruite nel tempo con la memoria dei Saggi vengono meno, confuse nel gran calderone di verità e menzogna, follie e illusioni.<span id="more-665"></span></p>
<p><a href="http://www.blogmagazine.net/2012-la-sopravvivenza-si-gioca-in-rete/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>La vera partita da giocare non è con un futuro incerto o con una predizione più o meno azzeccata ma è forse con noi stessi, così anche per il 2012 anno in cui la nostra vita dovrebbe essere in pericolo cerchiamo tutte le soluzioni per farla franca, per gabbare il pericolo, per vincere la partita e sopravvivere a una catastrofe vera o presunta.</p>
<p>Ma quale dovrebbe essere poi questa catastrofe? Strani omini verdi che invadono la terra, angeli caduti che vengono a portare la parola perduta, extraterresti da Nibiru, inversione dei poli magnetici, prosciugamento delle acque, asteroidi che colpiranno la terra, guerra atomica o batteriologica, catastrofi finanziarie.</p>
<blockquote><p>Allora i Maya avranno ragione? Avranno torto? Domande, ansie, incertezze che non riescono a trovare punti fermi.</p></blockquote>
<p>Sento di poter dire che certamente non riusciremo a trovare una soluzione finché non vivremo in presa diretta quello che accadrà, ma nel frattempo sugli scaffali delle librerie si ammonticchiano centinaia di volumi pseudoscientifici a caro prezzo che pontificano sul da farsi come estremo godimento dei direttori di marketing editoriale e nel Web, fino a qualche anno fa, uno strano personaggio di nome John Titor, soldato proveniente dal 2036, imperava e metteva in guardia circa catastrofi, guerre nucleari, lacerazioni sociali.</p>
<p><a href="http://www.blogmagazine.net/2012-la-sopravvivenza-si-gioca-in-rete/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Se fino a qualche anno fa ci si affidava a scritture sacre per dibattere dai pulpiti ad oggi è il Web il terreno di scontro preferito da complottisti e anti-complottisti, proprio sul Web sono prolificati siti e blog sul 2012 che avanzano teorie fantastiche proponendo a volte pacchetti-soluzioni a prezzi non proprio anti-crisi.</p>
<p>Nelle Rete si gioca allora una partita, quella della sopravvivenza al 2012, chi avrà la soluzione in pugno potrà raccontarlo alle generazioni future o passate…come John Titor!</p>
<p>Così alcuni siti nel solco della tradizione New Age predicano la consapevolezza di un risveglio planetario e invitano ad associarsi ai loro gruppi di meditazione per prepararsi al cambio vibrazionale-dimensionale, come un’associazione culturale no-profit che sul proprio sito dedica Forum e Blog al 2012 avanzando l’ipotesi che Siriani, Pleiadiani, Orionesi ed altre civiltà extraterrestri stiano collaborando con noi per la ricostruzione di un nuovo piano divino.</p>
<p>Altri siti vendono un ‘pacchetto-salvazione’ con libro e Dvd a € 99 anziché € 150. Ma alcuni siti sono più precisi e indicano le zone della terra da evitare e dove andare esattamente per salvarsi, proponendo un’ ipotetica mappa del globo terracqueo facendo fede alle teorie di David Icke o alle teorie di chicchessia. Oltre ai contatti massivi Ufo dunque si prevedono anche catastrofi come maremoti, terremoti, eruzioni vulcaniche.</p>
<p><a href="http://www.blogmagazine.net/2012-la-sopravvivenza-si-gioca-in-rete/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Non solo, ma alcuni siti complottisti avanzano l’idea che il governo norvegese sappia perfettamente cosa accadrà e proprio per questo stia costruendo, con l’aiuto dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America, un bunker di proporzioni gigantesche per stipare approviggionamenti di massa di cibo e sementi, esattamente nella zona delle isole Svalbard e nel Nord artico.</p>
<p>Uno stralcio di un presunto rapporto recita così: <strong>La gente comune non saprà nulla fino alla fine, perché il governo non vuole creare panico di massa</strong>.</p>
<p>Tutto accadrà silenziosamente e i governanti semplicemente spariranno. Vi dico questo: non girate tranquilli di notte, prendete precauzioni per salvarvi con la vostra famiglia. Unitevi agli altri, lavorate insieme per trovare soluzioni a tutti i problemi che dovrete fronteggiare.</p>
<p>A questi allarmismi del tutto soggettivi si uniscono però lanci di notizie ufficiali fresche di stampa al 21 aprile 2009 in cui si ipotizza per il 2012 un aumento, un picco massiccio, dell’attività solare con tempeste elettromagnetiche che determinerebbero il tracollo dei mezzi di comunicazione, Internet compreso. Alla notizia ha fatto seguito un tam-tam sul Web che continua ancora oggi.</p>
<p><a href="http://www.blogmagazine.net/2012-la-sopravvivenza-si-gioca-in-rete/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>A confermare però il lancio della notizia è la National Academy of Sciences e a riportarlo un Blog che si occupa di informatica: “Evento cosmico dalla portata globale, scatenato dall&#8217;interazione tra le esuberanze elettromagnetiche del sole e la magnetosfera terrestre, le tempeste solari sono un fenomeno naturale che da sempre influenza la tecnologia.</p>
<p>Nel 1859 massicce tempeste spazzarono via i cavi telegrafici USA, nel 1989 danneggiarono l&#8217;intera griglia elettrica canadese e nel 2005 fu il turno dell&#8217;elettronica.</p>
<p>Quello del 2012, però, potrebbe essere il peggior picco del fenomeno considerando l&#8217;attuale e sempre maggiore interdipendenza delle attività umane con gli apparati funzionanti a energia elettrica: la NAS avverte sul pericolo di uno &#8220;scompiglio nei trasporti, nelle comunicazioni, nei sistemi bancari e finanziari, nei servizi governativi, di guasto o malfunzionamento della fornitura di acqua potabile a causa di problemi alle pompe, e la perdita di cibo deperibile e medicinali a causa della mancanza di refrigerazione&#8221;.</p>
<p>Per non parlare dei danni alla rete di satelliti GPS orbitante intorno al pianeta”. Dunque Internet sarebbe in pericolo e nel prossimo futuro nuove modalità di connessione sarebbero alle porte a disposizione però di pochi.</p>
<p>Alle teorie esposte è interessante leggere i commenti dei navigatori della Rete ricchi di scetticismo e di rifiuto per un’ umanità che si sta sempre più degradando nella politica e nella società, alcuni si augurano che accada davvero qualcosa altri invece hanno cara la vita, il lavoro, la ragazza o il cane e preferiscono non pensarci.</p>
<p><a href="http://www.blogmagazine.net/2012-la-sopravvivenza-si-gioca-in-rete/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Molti propongono soluzioni fai da te, proponendo progetti per una agricoltura sostenibile per fare solo un esempio o coltivare fiori in quanto certi abbinamenti cromatici possono prevenire eventuali depressioni da 2012.</p>
<p>Studiosi, registi, giornalisti dal canto loro si prodigano e si spremono le meningi a scrivere ‘analisi scientifiche’ e a parlare con retorica di ‘fattibilità degli eventi’ pur di vendere qualche copia di libri o documentari-rivelazione.</p>
<p>Agli scritti c’è da segnalare comunque moltissimi video costruiti dagli utenti del Web che vogliono mostrare e dimostrare fatti e misfatti per sconfiggere scettici e oscurantisti. C’è davvero da divertirsi a vederli e ci si può fare un’idea più precisa della miriade di teorie a cui abbandonarsi, per ogni gusto e per ogni bizzarria.</p>
<p><strong>Cosa ne pensate voi? Sarà davvero la fine del mondo?</strong></p>
<p><strong>Dal magazine di <a href="http://www.blogmagazine.net/maggio_2009.php?pag=20">Maggio 2009</a></strong></p>
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		<title>La Blog SEO</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 09:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Motori di Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>

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		<description><![CDATA[La Blog SEO: un argomento così vasto che volentieri accetto l’invito a scriverne, e del quale spero di poterne dare una sorta di visione trasversale sia a chi della Search Engine Optimization non ha mai sentito parlare, e sia a chi invece ci lotta ogni giorno per scalare i risultati di un ben noto motore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Blog SEO</strong>: un argomento così vasto che volentieri accetto l’invito a scriverne, e del quale spero di poterne dare una sorta di visione trasversale sia a chi della <em>Search Engine Optimization</em> non ha mai sentito parlare, e sia a chi invece ci lotta ogni giorno per scalare i risultati di un ben noto motore di ricerca.</p>
<p><img src="http://www.blogmagazine.net/wp-content/uploads/2009/11/seo.jpg" alt="" /></p>
<p>Si stima infatti che il 30% del traffico di un blog maturo provenga proprio dai motori di ricerca. O meglio, <em>dal</em> motore di ricerca, in quanto sempre più spesso “scalare le SERP” significa “scalare le SERP di Google”, sperando nel frattempo di non dimenticarsi di tutti gli altri competitors più o meno grandi.</p>
<p>E’ che la SEO è importante, o almeno così ci dicono. Non così importante come il perentorio “Content Is King” che ogni tanto echeggia per la blogosfera, ma sufficientemente importante da guadagnarsi un articolo su di un magazine per blogger nel suo primo numero in uscita.<span id="more-653"></span></p>
<p>Ed è anche un argomento bello vasto, se mi permettete la banalità. Tanto vasto che la maggior parte delle volte si sente affermare con noncuranza: <em>“Beh, se ci sono così tante variabili in gioco, tanto vale mettere da parte tutti i discorsi più analitici e limitarsi a scrivere ottimi contenuti. I risultati arriveranno di certo.”</em></p>
<p>Ottimo. Non fa una piega. Se non fosse purtroppo che di fianco a voi ci sono migliaia di altri blogger altrettanto in grado di scrivere ottimi contenuti con forse più carisma ed efficacia.<br />
E se non fosse soprattutto che con pochi <em>tweaks</em> ben mirati si possano ottenere grandi risultati.</p>
<p>E così, in un panorama che vive sostanzialmente di tecniche derivate da un misto di tentativi andati a buon fine e puro buon senso, oggi cerchiamo anche su queste pagine di evidenziare cosa distingue un semplice buon articolo da un <strong>buon articolo ottimizzato per la SEO.</strong></p>
<h2><span style="color: #FF5500;">Verso la cima delle SERP! </span></h2>
<h2><span style="color: #888888;">5 punti chiave che non dovresti dimenticare.</span></h2>
<h3><span style="color: #FF5500;">1. Scrivere per le persone</span></h3>
<p>Mettendo sui piatti di una bilancia la dedizione verso le due entità che visiteranno il tuo articolo, gli utenti e gli spider dei motori di ricerca, potresti essere tentato di far pendere l’ago in direzione dei secondi, tralasciando coloro che realmente rappresentano la linfa vitale delle tue pagine.</p>
<blockquote><p>“<em>Vivi di Google, muori con Google</em>”, ho sentito dire più di una volta.</p></blockquote>
<p>Tuttavia, è innegabile che una certa <em>forma mentis</em> di chi con la SEO ci lavora ogni giorno sia diversa da chi scrive qualche bozza di tanto in tanto per pura passione. Per questo, perlomeno nella fase di composizione iniziale, è bene che tu spenga l’interruttore e torni a parlare direttamente alle persone.</p>
<p>Perché? Beh, perché scrivere per le persone è semplicemente il modo più efficace per ottenere un riscontro da esse. E soprattutto perché un buon articolo SEO nient’altro è che un comune buon articolo al quale sono stati applicati accorgimenti particolari.</p>
<p>Inoltre, giocare sul filo del rasoio per raggirare Google e far arrivare un pessimo articolo in cima alle SERP è una mossa estremamente azzardata (nonché difficile) che per le poche volte in cui funziona nasconde l’ombra di penalizzazioni molto più pesanti di quanto sembrino.</p>
<p>Dunque, rilassati. Citando l’oramai conosciuta regola del P.O.R.C.O. di Beppe Severgnigni, Pensa, Organizza e Rigurgita il tuo articolo in una sorta di flusso di coscienza. Non fermarti fino a quando nella tua mente non è rimasto altro.</p>
<h3><span style="color: #FF5500;">2. Keywords e “seconde varianti”</span></h3>
<p>Poi, guarda a ciò che hai scritto con occhio critico. Comincia a valutarne le pesantezze e tutte le parti semplicemente ridondanti. Ricorda che scrivere equivale a togliere, non ad aggiungere.</p>
<p>Avrai già certamente selezionato dalla massa una manciata di keywords per le quali cercherai di posizionare l’articolo. Semplifica quelle che appaiono troppo contorte e fai in modo che queste rappresentino la loro versione più semplice e facilmente concepibile.</p>
<p>Puoi anche prevedere delle “seconde varianti” (keyphrases), più complesse e per le quali sussista meno competizione. Alcuni valutano che per queste key i risultati siano molto più facili da ottenere e portino utenza di maggior valore. Cerca di innestare tutto questo all’interno del tuo articolo in maniera naturale e non forzata.</p>
<p>Forse dovrai rivedere l’impostazione di alcune frasi; forse dovrai girare il discorso in un altro modo. Non lasciare tuttavia che queste limature capovolgano l’impostazione globale e prendano il sopravvento, rendendo il tuo articolo artificiale e troppo ingessato.</p>
<h3><span style="color: #FF5500;">3. Link interni</span></h3>
<p>Molto del lavoro di un SEO blogger consiste nel rendere il singolo articolo parte di una produzione di uguale valore, ben focalizzata e riconosciuta come attendibile.</p>
<p>Cosa significa? Che una buona attività di SEO non finisce quando l’articolo viene pubblicato, ma continua ogni giorno sulle restanti pagine del blog stesso.</p>
<p>Non lasciare che un post già ottimizzato e in buona posizione rimanga una perla rara, ma sostienilo con link provenienti dai tuo articoli più recenti (se in tema) sfruttando anchor-text sempre nuovi e differenti.</p>
<p>Puoi facilmente scoprire per quali keywords sei posizionato nella maniera migliore in diversi modi, per esempio tramite <em>Google Analytics</em>, in <em>Sorgenti di Traffico</em> &gt; <em>Parole chiave</em>, o utilizzando gli utilissimi <em>Google Webmaster Tools</em>.</p>
<p>Diversamente dai post correlati, che in quanto collegamenti sempre uguali a sé stessi hanno un’utilità quasi nulla, linkare con anchor-text da articoli in tema costantemente aggiornati è uno dei passi che non dovresti ignorare. Da evitare in maniera categorica tutti i plugins per il tuo CMS in grado di linkare la stessa identica parola ad un URL in maniera automatica.</p>
<h3><span style="color: #FF5500;">4. Link Popularity</span></h3>
<blockquote><p>“Dai alla gente ciò che vuole, e questa in cambio ti darà ciò che vuoi tu.”</p></blockquote>
<p>Molto di ciò che contribuisce a posizionarti in cima alle SERP avviene lontano dalle tue pagine, e avviene grazie ai link in ingresso che raggiungono i tuoi articoli. Si, stiamo parlando della Link Popularity.</p>
<p>Sento spesso di persone che si ingegnano sul modo migliore di ottenere buoni link. Si va da casi in cui si cerca di convincere altri blogger con tecniche borderline, a vere e proprie congetture sul modo migliore di realizzare un articolo in grado di attrarre link e generare le maggiori reazioni, di qualsiasi tipo esse siano.</p>
<p>Ciò che fa <em>tabula rasa</em> di tutto ciò è un concetto molto semplice: invece di perdere tempo <em>chiedendo</em> link, fai in modo che i tuoi stessi articoli siano <em>ciò che i tuoi lettori si aspettino di linkare</em>.</p>
<p>Se sviluppi ad esempio una lista di risorse, sviluppa la lista più dannatamente buona che si sia mai vista: originale, ben scritta, completa. Punta cioè a far si che i tuoi stessi lettori pensino “questa roba la deve vedere altra gente, e subito!”.</p>
<p>Cerca di far scaturire quella tanto agognata molla virale. Se è vero che lo “sharing selvaggio” può dare buoni risultati in termini di link popularity per un periodo di tempo limitato, un articolo naturalmente linkabile ha un potenziale altissimo che semplicemente aumenta nel tempo.</p>
<p>E’ quella che a molti, e anche a me, piace chiamare “evangelizzazione spontanea”. Ed è anche il miglior modo di ottenere backlink.</p>
<p>Proprio per questo motivo dovresti scrivere per gli utenti: perché gli spider non hanno un loro blog e non passano il loro tempo libero a consigliarsi ottimi blogger da leggere e linkare.</p>
<h3><span style="color: #FF5500;">5. Qualcosa che dovresti chiederti</span></h3>
<p>Prima di dare in pasto il tuo articolo ai motori di ricerca, non dimenticarti di porti alcune domande.</p>
<ul>
<li>Per quali keywords mi aspetto      che il mio post venga trovato?</li>
<li>Ho inserito almeno una volta      ognuna di queste keywords o combinazioni di keywords?</li>
<li>Ho inserito quella che reputo      la keyword più importante nel titolo del post?</li>
<li>Se io stesso dovessi cercare      questo post conoscendo la sua esistenza, che keywords deciderei di usare?</li>
<li>Ho previsto delle “seconde      varianti” di tutte le keywords sulle quali voglio puntare?</li>
</ul>
<p><strong>E infine</strong></p>
<ul>
<li>Che cosa restituisce Google <strong>adesso</strong> per le mie keywords?</li>
</ul>
<p>Si conclude così questo articolo. Avrei potuto parlare di software, di plugin per WordPress, di servizi in grado di valutare la keyword density e chissà di quanti altri tools. Ma i programmi si imparano, i servizi nascono e muoiono. Quello che rimane e l’approccio giusto, e spero di avertene dato un assaggio <img src='http://www.blogmagazine.net/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><span style="color: #FF5500;"><strong>Link di approfondimento:</strong></span></p>
<ul>
<li><a href="http://www.beppesevergnini.com/playvideo.php?id=16">Beppe Severnigni. La regola      del P.O.R.C.O. </a></li>
<li><a href="http://www.seomoz.org/blog/do-the-little-things-in-seo-make-a-big-difference">Do the Little Things in SEO Make a Big Difference?</a></li>
<li><a href="http://www.seomoz.org/blog/headsmacking-tip-10-incentivize-links">Headsmacking Tip #10 &#8211; Incentivize Links</a></li>
<li><a href="http://blog.tagliaerbe.com/2009/02/come-trovare-buoni-backlinks-in-5-semplici-passaggi.html">Come trovare buoni backlinks      in 5 semplici passaggi</a></li>
</ul>
<p><strong>Dal magazine di <a href="http://www.blogmagazine.net/marzo_2009.php?pag=24">Marzo 2009</a></strong></p>
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