La Blog SEO
La Blog SEO: un argomento così vasto che volentieri accetto l’invito a scriverne, e del quale spero di poterne dare una sorta di visione trasversale sia a chi della Search Engine Optimization non ha mai sentito parlare, e sia a chi invece ci lotta ogni giorno per scalare i risultati di un ben noto motore di ricerca.

Si stima infatti che il 30% del traffico di un blog maturo provenga proprio dai motori di ricerca. O meglio, dal motore di ricerca, in quanto sempre più spesso “scalare le SERP” significa “scalare le SERP di Google”, sperando nel frattempo di non dimenticarsi di tutti gli altri competitors più o meno grandi.
E’ che la SEO è importante, o almeno così ci dicono. Non così importante come il perentorio “Content Is King” che ogni tanto echeggia per la blogosfera, ma sufficientemente importante da guadagnarsi un articolo su di un magazine per blogger nel suo primo numero in uscita.
Ed è anche un argomento bello vasto, se mi permettete la banalità. Tanto vasto che la maggior parte delle volte si sente affermare con noncuranza: “Beh, se ci sono così tante variabili in gioco, tanto vale mettere da parte tutti i discorsi più analitici e limitarsi a scrivere ottimi contenuti. I risultati arriveranno di certo.”
Ottimo. Non fa una piega. Se non fosse purtroppo che di fianco a voi ci sono migliaia di altri blogger altrettanto in grado di scrivere ottimi contenuti con forse più carisma ed efficacia.
E se non fosse soprattutto che con pochi tweaks ben mirati si possano ottenere grandi risultati.
E così, in un panorama che vive sostanzialmente di tecniche derivate da un misto di tentativi andati a buon fine e puro buon senso, oggi cerchiamo anche su queste pagine di evidenziare cosa distingue un semplice buon articolo da un buon articolo ottimizzato per la SEO.
Verso la cima delle SERP!
5 punti chiave che non dovresti dimenticare.
1. Scrivere per le persone
Mettendo sui piatti di una bilancia la dedizione verso le due entità che visiteranno il tuo articolo, gli utenti e gli spider dei motori di ricerca, potresti essere tentato di far pendere l’ago in direzione dei secondi, tralasciando coloro che realmente rappresentano la linfa vitale delle tue pagine.
“Vivi di Google, muori con Google”, ho sentito dire più di una volta.
Tuttavia, è innegabile che una certa forma mentis di chi con la SEO ci lavora ogni giorno sia diversa da chi scrive qualche bozza di tanto in tanto per pura passione. Per questo, perlomeno nella fase di composizione iniziale, è bene che tu spenga l’interruttore e torni a parlare direttamente alle persone.
Perché? Beh, perché scrivere per le persone è semplicemente il modo più efficace per ottenere un riscontro da esse. E soprattutto perché un buon articolo SEO nient’altro è che un comune buon articolo al quale sono stati applicati accorgimenti particolari.
Inoltre, giocare sul filo del rasoio per raggirare Google e far arrivare un pessimo articolo in cima alle SERP è una mossa estremamente azzardata (nonché difficile) che per le poche volte in cui funziona nasconde l’ombra di penalizzazioni molto più pesanti di quanto sembrino.
Dunque, rilassati. Citando l’oramai conosciuta regola del P.O.R.C.O. di Beppe Severgnigni, Pensa, Organizza e Rigurgita il tuo articolo in una sorta di flusso di coscienza. Non fermarti fino a quando nella tua mente non è rimasto altro.
2. Keywords e “seconde varianti”
Poi, guarda a ciò che hai scritto con occhio critico. Comincia a valutarne le pesantezze e tutte le parti semplicemente ridondanti. Ricorda che scrivere equivale a togliere, non ad aggiungere.
Avrai già certamente selezionato dalla massa una manciata di keywords per le quali cercherai di posizionare l’articolo. Semplifica quelle che appaiono troppo contorte e fai in modo che queste rappresentino la loro versione più semplice e facilmente concepibile.
Puoi anche prevedere delle “seconde varianti” (keyphrases), più complesse e per le quali sussista meno competizione. Alcuni valutano che per queste key i risultati siano molto più facili da ottenere e portino utenza di maggior valore. Cerca di innestare tutto questo all’interno del tuo articolo in maniera naturale e non forzata.
Forse dovrai rivedere l’impostazione di alcune frasi; forse dovrai girare il discorso in un altro modo. Non lasciare tuttavia che queste limature capovolgano l’impostazione globale e prendano il sopravvento, rendendo il tuo articolo artificiale e troppo ingessato.
3. Link interni
Molto del lavoro di un SEO blogger consiste nel rendere il singolo articolo parte di una produzione di uguale valore, ben focalizzata e riconosciuta come attendibile.
Cosa significa? Che una buona attività di SEO non finisce quando l’articolo viene pubblicato, ma continua ogni giorno sulle restanti pagine del blog stesso.
Non lasciare che un post già ottimizzato e in buona posizione rimanga una perla rara, ma sostienilo con link provenienti dai tuo articoli più recenti (se in tema) sfruttando anchor-text sempre nuovi e differenti.
Puoi facilmente scoprire per quali keywords sei posizionato nella maniera migliore in diversi modi, per esempio tramite Google Analytics, in Sorgenti di Traffico > Parole chiave, o utilizzando gli utilissimi Google Webmaster Tools.
Diversamente dai post correlati, che in quanto collegamenti sempre uguali a sé stessi hanno un’utilità quasi nulla, linkare con anchor-text da articoli in tema costantemente aggiornati è uno dei passi che non dovresti ignorare. Da evitare in maniera categorica tutti i plugins per il tuo CMS in grado di linkare la stessa identica parola ad un URL in maniera automatica.
4. Link Popularity
“Dai alla gente ciò che vuole, e questa in cambio ti darà ciò che vuoi tu.”
Molto di ciò che contribuisce a posizionarti in cima alle SERP avviene lontano dalle tue pagine, e avviene grazie ai link in ingresso che raggiungono i tuoi articoli. Si, stiamo parlando della Link Popularity.
Sento spesso di persone che si ingegnano sul modo migliore di ottenere buoni link. Si va da casi in cui si cerca di convincere altri blogger con tecniche borderline, a vere e proprie congetture sul modo migliore di realizzare un articolo in grado di attrarre link e generare le maggiori reazioni, di qualsiasi tipo esse siano.
Ciò che fa tabula rasa di tutto ciò è un concetto molto semplice: invece di perdere tempo chiedendo link, fai in modo che i tuoi stessi articoli siano ciò che i tuoi lettori si aspettino di linkare.
Se sviluppi ad esempio una lista di risorse, sviluppa la lista più dannatamente buona che si sia mai vista: originale, ben scritta, completa. Punta cioè a far si che i tuoi stessi lettori pensino “questa roba la deve vedere altra gente, e subito!”.
Cerca di far scaturire quella tanto agognata molla virale. Se è vero che lo “sharing selvaggio” può dare buoni risultati in termini di link popularity per un periodo di tempo limitato, un articolo naturalmente linkabile ha un potenziale altissimo che semplicemente aumenta nel tempo.
E’ quella che a molti, e anche a me, piace chiamare “evangelizzazione spontanea”. Ed è anche il miglior modo di ottenere backlink.
Proprio per questo motivo dovresti scrivere per gli utenti: perché gli spider non hanno un loro blog e non passano il loro tempo libero a consigliarsi ottimi blogger da leggere e linkare.
5. Qualcosa che dovresti chiederti
Prima di dare in pasto il tuo articolo ai motori di ricerca, non dimenticarti di porti alcune domande.
- Per quali keywords mi aspetto che il mio post venga trovato?
- Ho inserito almeno una volta ognuna di queste keywords o combinazioni di keywords?
- Ho inserito quella che reputo la keyword più importante nel titolo del post?
- Se io stesso dovessi cercare questo post conoscendo la sua esistenza, che keywords deciderei di usare?
- Ho previsto delle “seconde varianti” di tutte le keywords sulle quali voglio puntare?
E infine
- Che cosa restituisce Google adesso per le mie keywords?
Si conclude così questo articolo. Avrei potuto parlare di software, di plugin per WordPress, di servizi in grado di valutare la keyword density e chissà di quanti altri tools. Ma i programmi si imparano, i servizi nascono e muoiono. Quello che rimane e l’approccio giusto, e spero di avertene dato un assaggio
Link di approfondimento:
- Beppe Severnigni. La regola del P.O.R.C.O.
- Do the Little Things in SEO Make a Big Difference?
- Headsmacking Tip #10 – Incentivize Links
- Come trovare buoni backlinks in 5 semplici passaggi
Dal magazine di Marzo 2009













Ottimo articolo Francesco!
Riletto con gusto! BlogMagazine è sempre il TOP! Bravo francesco!
Questo me lo ero perso! Vi conosco da giugno =) Grandissimi!
Grande Francesco, proprio un bell’articolo!
Sono d’accordissimo sul fatto che occorra scrivere per le persone ovvero passare dei concetti, trattare argomenti interessanti e che possano interessare ma che, prima di tutto, interessano tantissimo anche a chi scrive perchè così dallo scritto, il lettore sentirà trasudare qualcosa di vissuto e non solo mere informazioni reperibili dovunque su internet.
Quando si scrive un articolo non mi chiederei molto se ho usato le giuste keywords – questo vuol dire ragionare solo in base al discorso SEO pe farsi trovare sui motori di ricerca – ma bensì se ciò che ho scritto lo penso veramente, se trasmette qualcosa di bello, se è facilmente leggibile, se quel che scrivo è utile per me e pure per un possibile lettore, se “mi sono gasato” mentre l’ho scritto perchè, se mi è piaciuto un sacco scriverlo, vuol dire che, comunque vada, c’ho messo del mio – è qualcosa di unico! Dunque è valsa la pena scriverlo! Mi sono divertito, rilassato, e posso condividere idee e pensieri con altre persone sfruttando tutta la potenzialità del web!
Seguo il blog di Francesco Gavello, e devo dire che è davvero un grande! Alcuni punti dell’articolo però sarebbero da rivedere in quanto google ha recentemente affermanta che ignora il meta tag keywords =(
@ Famba:
Se ti riferisci al secondo punto “Keywords e seconde varianti”, non mi stavo riferendo alla compilazione del meta tag keywords (sempre meno considerato dai motori, come ricordi giustamente) quanto invece alle semplici parole, o combinazioni di parole, che si vanno ad inserire nel corpo del post.
Ciao Famba
Complimeti. Belle e utili considerazioni!
@ Francesco Gavello:
Ah scusami non avevo capito bene. Allora mi trovi d’accordo.. oltre ad aiutare google a indicizzare l’articolo aiuti che google lo usa per trovarti a capire di cosa parli in quel determinato articolo =)