La Privacy nell’era Digitale
Con l’avvento del Web 2.0 è iniziata una nuova era nella storia della Rete, non soltanto sotto il profilo dell’interazione con gli utenti.

Rispetto agli albori di Internet, quando ci si nascondeva dietro un “nickname”, oggi è quasi impossibile navigare anonimamante. Ciò accade non solo quando effettuiamo una transazione commerciale oppure quando ci registriamo sul sito di una Pubblica Amministrazione al fine di ottenere un servizio.
Il discrimine tra reale e virtuale è sempre più labile e oggi, attraverso i vari profili su siti e social networks (Facebook, FriendFeed, Linkedin, Twitter) ciascuno di noi condivide e rende conoscibili proprie informazioni, foto e video.
La crescente diffusione del social networking ha posto fin da subito numerosi problemi in ordine alla riservatezza dei dati personali inseriti dagli utenti.
Si tratta di argomenti che, per lungo tempo, sono stati oggetto di discussione tra gli addetti ai lavori mentre sono stati quasi del tutto sottovalutati dalla generalità degli utenti (che ancora li ignora): dalla titolarità dei dati alla data portability, dallo spam al dirito all’oblio.
Alcuni episodi saliti agli onori della cronaca hanno avuto il merito di portare questi temi all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni che (a livello comunitario e nazionale) si occupano di tutela della privacy e che, finora, si erano affidate esclusivamente all’autoregolamentazione e ai suggerimenti dettati dal buon senso.
Nel corso delle ultime settimane ha fatto molto discutere il caso dell’infermiera di un Ospedale di Udine che ha pubblicato su Facebook foto in cui comparivano anche pazienti ricoverati in terapia intensiva (anziani intubati e incoscienti). Così come ha suscitato molto clamore la notizia del furto di identità di cui sarebbe stata vittima Noemi Letizia, la ragazza al centro delle polemiche per l’amicizia con l’On. Silvio Berlusconi; qualcuno, infatti, le avrebbe sottratto le password dei suoi account sui social networks e utilizzerebbe questi ultimi per diffondere false informazioni sul suo conto.
I rischi
Il Web è diventato strumento di condivisione per eccellenza e i social networks facilitano lo scambio delle conoscenze ed espandono incredibilmente la nostra possibilità di comunicare.
Non sempre però l’uso delle tecnologie è accompagnato dalla consapevolezza dei rischi che può arrecare per la privacy; soltanto recentemente, e con un certo ritardo, il Garante per la Privacy ha deciso di iniziare un’operazione di sensibilizzazione su queste tematiche nei confronti di tutti gli utenti dei social networks con la diffusione di un opuscolo (disponibile sul sito del Garante all’indirizzo www.garanteprivacy.it).
In tanti hanno notato che i social networks danno l’impressione di uno spazio personale, o di una piccola comunità; tale impressione spesso spinge gli utenti a esporre troppe informazioni di sé, rivelando dati, foto e video di cui si finisce per perdere il controllo.
Se poi non si è attenti ad alcune cautele di buon senso (come la scelta di password non banali o il rifiuto di rivelare i propri dati bancari a utenti che non si conoscono) è elevato il rischio che altri si impadronisca della nostra identità.
Basta la foto, il nome e qualche informazione sulla vita di una persona per impadronirsi on line dell’altrui identità. Sono già molti i casi di personaggi pubblici, ma anche di gente comune, che hanno visto la propria identità gestita da altri.
I rimedi
La difesa più efficace della propria privacy è rappresentata da una gestione attenta e consapevole che ogni utente deve curare per i propri dati personali.
Ciò significa, innanzitutto, stare attenti a quali e quante informazioni si inseriscono, al contenuto delle condizioni d’uso dei diversi siti (ad esempio in materia di proprietà dei dati, ma anche delle foto e dei video uploadati). E’ sempre consigliabile leggere le informazioni in materia di riservatezza che il fornitore del servizio deve fornire (di norma sono sotto le etichette “privacy” o “privacy policy“), valutando se queste corrispondono agli standard richiesti dalla normativa (in Italia il c.d. Codice Privacy, D. Lgs. n. 196/2003) e se è possibile cancellare il proprio profilo (e non solo disattivarlo come permesso da alcuni social networks).
Un utente consapevole, inoltre, deve difendere anche la privacy degli altri, evitando, ad esempio, di inserire foto in cui compaiono anche altre persone che non hanno prestato il consenso alla pubblicazione; tale cautela è ancor più importante se si ha riguardo al fatto che la gran parte delle informazioni viene indicizzata dai motori di ricerca
E’ sicuramente opportuno controllare come sono impostati i livelli di privacy dei propri profili: chi ci può contattare, chi può leggere ciò che scriviamo, chi può inserire i commenti.
Queste precauzioni, pur utilissime, potrebbero non essere sufficienti ad evitare problemi, ma se ciò dovesse accadere, sarà utile ricordare che il web non è il Far West, una terra di nessuno in cui non vi sono regole (giuridiche) da rispettare. Niente di più sbagliato le regole ci sono e, in caso di abusi, è possibile ricorrere alle Autorità preposte.
Innanzitutto il Garante per la protezione dei dati personali cui rivolgersi in caso di spamming, di comportamenti poco trasparenti da parte dei gestori del servizio, di diffusione, da parte di altri soggetti e senza nostro consenso, di informazioni che ci riguardano (ad es. una foto).
Nel caso in cui fossimo rimasti vittima di un furto d’identità, invece, sarà opportuno denunciare immediatamente l’accaduto alla Magistratura (magari attraverso la Polizia Postale) al fine di rintracciare e punire i responsabili. Già da tempo, infatti, la Corte di Cassazione ha sancito il principio per cui chi si appropria dell’identità altrui commette il reato di sostituzione di persona (art. 494 Codice Penale) ed è quindi perseguibile penalmente.
Dal Magazine Giugno 2009













Gran bell’articolo complimenti all’autore!
Grazie Ernesto per questo articolo, mi trovo in molti punti
un articolo stupendo